Gabriele Venturini
@ilventa

Tra propaganda e democrazie imperfette

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Tra propaganda e democrazie imperfette

Oggi ho voluto tracciare un parallelo particolare, guardando a quattro ex paesi sovietici: due che, di fatto, sono rimasti dentro l’orbita di Mosca (spesso con la forza), e due che da trent’anni hanno scelto un’altra strada.

Stesso punto di partenza: un impero crollato, povertà diffusa, infrastrutture distrutte, decenni di propaganda e censura.

Eppure, oggi, sembrano vivere su pianeti diversi.

Da una parte ci sono Estonia e Lituania.

In Estonia apri un’azienda online in quindici minuti, voti con la carta d’identità digitale e ricevi rimborsi o sussidi in automatico, senza moduli e senza tangenti.

Gli stipendi medi superano i 1.800 euro, la burocrazia è trasparente e il sistema scolastico è tra i migliori d’Europa.

In Lituania, dopo decenni di repressione, hanno ricostruito un welfare moderno puntando su istruzione, sanità pubblica, parità di genere e diritti civili.

È un paese piccolo, ma adulto: un luogo dove una donna può protestare, un giornalista può scrivere e un giovane può sognare senza paura di sparire.

Poi c’è l’altro fronte.

In Cecenia, lo stipendio medio è inferiore ai 400 euro e la libertà è un concetto bandito.

Le donne vengono ancora punite per presunti "disonori", la stampa non esiste e il welfare è uno strumento di controllo: sussidi in cambio di obbedienza.

In Bielorussia, da trent’anni governa lo stesso uomo, Alexander Lukashenko, che si proclama “padre della nazione” ma agisce come un prefetto di Mosca in territorio straniero.

Le elezioni sono farsa, i diritti civili un ricordo, la polizia politica onnipresente.

Un paese dove la paura e il silenzio vale più dello studio, del lavoro, della dignità.

Il paradosso è che, in Occidente, molti continuano a leggere il desiderio di integrazione europea dei paesi ex sovietici come un effetto delle "pressioni NATO".

Ma chi in casa ha vissuto, repressioni, deportazioni, limitazioni della libertà ha semplicemente memoria.

Sa cosa significa vivere in uno Stato dove non puoi rivendicare la tua identità, dove criticare il potere è un rischio, e dire la verità può costarti la libertà o la vita.

L’Europa, con tutti i suoi difetti e ipocrisie, per loro non è un padrone alternativo ma è l’unico orizzonte possibile di libertà, speranza e dignità.

Dite pure quello che volete, ma i fatti dimostrano con assoluta evidenza questo schema. Mia figlia farà un erasmus in Estonia quest'anno, voi mandate i vostri figli tranquillamente in Cecenia e tanti auguri.