Si scommette sulla guerra, o si fa la guerra per la scommessa?
- Pubblicato il
Sapete cos'è Polymarket? Polymarket è un sito dove puoi mettere soldi sull'esito di qualunque cosa che deve ancora succedere. Le elezioni in Italia, la caduta di un dittatore, il prezzo dei Bitcoin a fine mese, il numero di tweet che Elon Musk pubblica in una settimana, se piove a Londra martedì prossimo. Davvero qualunque cosa.
Tecnicamente non è un bookmaker, non c'è un banco che fissa le quote. È più simile a una borsa, dove ognuno compra e vende contratti che valgono fra zero e un dollaro. Se l'evento si verifica, il contratto vale un dollaro pieno. Se non si verifica, vale zero. Il prezzo a cui lo scambi nel frattempo è la probabilità che il mercato gli sta assegnando in quel momento. Faccio un semplice esempio, il contratto "L'uomo tornerà sulla Luna entro il 2027" sta a 70 centesimi? Significa che il mercato pensa che ci sia il 70% di probabilità. Si paga e riscuote in cryptovalute e niente carta d'identità da mostrare... è tutto sotto pseudonimo.
La piattaforma nasce nel 2020 a New York, in piena pandemia, da un ventiseienne che si chiama Shayne Coplan. L'idea iniziale, sentite questa, era nobile: combattere la disinformazione costringendo le persone a mettere soldi veri sulle loro previsioni. Una specie di "se sei così sicuro, pagaci sopra". Funziona.
Il primo botto di visibilità arriva con le presidenziali americane del 2020, dove la piattaforma muove dieci milioni di dollari sulla vittoria di Trump. Si afferma definitivamente alle elezioni del 2024, Polymarket dà Trump vincente in modo molto più chiaro dei sondaggi tradizionali, e ci azzecca. Per giorni i giornali e i conduttori televisivi americani citano le quote di Polymarket come se fossero un termometro più affidabile dei tradizionali sondaggisti. Elon Musk ne parla su X. Esplode tutto. Gli investimenti arrivano a pioggia, compresi due miliardi dalla società che possiede la borsa di New York. Donald Trump Jr. entra come advisor. A inizio 2026 il volume mensile sfiora i due miliardi di dollari, gli utenti attivi sono oltre quattrocentomila, e la valutazione complessiva si aggira sui nove miliardi.
E qui le cose iniziano a farsi interessanti. O inquietanti, a seconda dei gusti. Vi spiego perché inquietanti.
C'è una foto, scattata all'alba del 3 gennaio 2026 sul ponte di una nave militare americana. Quattro uomini in mimetica, fucili a tracolla, il sole che spunta dietro. Uno di loro si chiama Gannon Ken Van Dyke, 38 anni, sergente maggiore delle Forze Speciali dell'esercito statunitense, di stanza a Fort Bragg. Quella foto se la scatta dopo aver appena partecipato a un'operazione segreta chiamata Absolute Resolve, quella che ha catturato Nicolás Maduro a Caracas e lo ha portato sulla USS Iwo Jima.
Sapete cosa fa Van Dyke quel giorno? Si collega su Polymarket e incassa più di 400 mila dollari. Aveva scommesso che Maduro sarebbe caduto entro pochi giorni. Aveva ragione. Aveva ragione perché era uno degli uomini che lo stavano andando a prendere.
Il sergente maggiore apre il conto su Polymarket il 26 dicembre 2025. Una settimana dopo, l'esercito americano fa irruzione in un complesso a Caracas, prende Maduro e lo carica su una nave. Nel mezzo, fra il 27 dicembre e il 2 gennaio, Van Dyke piazza tredici scommesse diverse per quasi 34 mila dollari complessivi, tutte ruotanti attorno al destino del presidente venezuelano. La prima, sentite, era una puntata di 96 dollari. Tipo per provare il sistema. Vince 400.000 dollari.
Quando la stampa inizia a chiedere chi diavolo sia questo "anonimo che ha vinto 400 mila dollari sulla cattura di Maduro", Van Dyke fa la prima cosa che farebbe chiunque abbia qualcosa da nascondere: chiede a Polymarket di cancellargli l'account, cambia l'email del wallet, sposta i soldi in una cassaforte di criptovalute estera, poi su un conto di brokeraggio nuovo di zecca. Ma una foto sul suo Google account lo inchioda.
È il primo arresto della storia degli Stati Uniti per insider trading su una piattaforma di scommesse online. E rischia di non essere l'ultimo.
Van Dyke non è da solo. Sei conti diversi hanno fatto un milione e duecentomila dollari di profitto scommettendo, nelle ore precedenti i raid statunitensi e israeliani contro l'Iran di fine febbraio, sull'esatto orario degli attacchi. Ricordo, parliamo di operazioni militari segrete. Qualcuno sapeva.
E poi c'è la cornice intorno. Donald Trump Jr., il figlio del presidente, è advisor di Polymarket. È anche advisor di Kalshi, che è la piattaforma concorrente. Diciamo che il figlio del comandante in capo dell'esercito americano siede al consiglio strategico di due aziende che fanno soldi sulle previsioni, fra le altre cose, di operazioni militari ordinate da suo padre. Non sto suggerendo nulla, fate voi le vostre riflessioni su uno schema di questo tipo.
Da quando esiste Polymarket sono state attive scommesse sulla rimozione dell'Ayatollah Khamenei, sulla detonazione di un'arma nucleare (poi rimossa dopo critiche pubbliche), sulla caduta di vari leader, sulla durata di blocchi navali strategici. Letteralmente, gente che scommette su quante persone moriranno entro fine mese in un determinato conflitto.
Il vecchio Trump padre, interrogato sulla vicenda Van Dyke, ha alzato le spalle e detto: "Sapete, il mondo intero, sfortunatamente, è diventato un casinò". Magari non era la frase più rassicurante che il presidente potesse pronunciare. Ma è anche, va detto, abbastanza onesta.
Onesta ma non completa. Perché qualche mese prima, lo stesso presidente che oggi descrive il mondo come un casinò aveva annunciato dazi pesanti contro mezzo mondo, scatenando il panico in borsa. Poi all'improvviso un suo post su Truth Social: comprate, è il momento. Poche ore dopo arriva la sospensione dei dazi per novanta giorni. Wall Street fa la più grande volata dalla Seconda guerra mondiale a oggi.
Lo stesso pomeriggio, nello Studio Ovale, riceve alcuni "ricconi". Indica Charles Schwab davanti a tutti e fa una cifra: "Lui ha guadagnato 2,5 miliardi". Poi indica Roger Penske, dice 900 milioni. Detto dal presidente degli Stati Uniti, in mondovisione, mentre celebra che gli amici miliardari hanno appena svuotato le casse dei mercati grazie a una sua decisione politica.
Mi pare che a questo punto abbiamo tutti capito come funziona. Le decisioni politiche, militari, economiche di chi governa muovono mercati. I mercati pagano in tempo reale chi sa prima. E se sai prima perché sei tu a decidere, o perché sei l'amico di chi decide, allora "Houston, abbiamo un problema".
Ed eccolo, il dubbio. Quando un governo sa che ogni sua mossa, ogni operazione coperta, ogni decisione di politica estera verrà tradotta entro pochi secondi in milioni di dollari di profitti su una piattaforma online dove siedono come advisor i parenti del presidente, le decisioni di quel governo restano davvero motivate solo dall'interesse pubblico? Oppure entra qualcos'altro nel calcolo? Una variabile in più. Un peso piccolo, all'inizio piccolissimo, magari neanche consapevole. Ma che con il tempo cresce, perché crescono anche i soldi in ballo.
Non sto dicendo che Trump bombardi l'Iran per far vincere i suoi advisor su Polymarket. Sto dicendo che fra il "lo fa per il bene del paese" e il "lo fa anche perché qualcuno ci guadagna sopra centinaia di milioni" ormai esiste una zona grigia talmente larga da contenere tutto.
Van Dyke, sul ponte di quella nave all'alba del 3 gennaio, era un soldato che aveva trovato il modo di trasformare un'operazione militare in una vincita personale. Adesso rischia sessant'anni di carcere. Giusto così, è la legge.
Temo che lo stesso meccanismo, su scala incomparabilmente più grande, lo stiano applicando ogni giorno persone che non faranno la stessa fine del soldatino Van Dyke.