Gabriele Venturini
@ilventa

Il Principio dell'Asimmetria delle Stronzate

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Il Principio dell'Asimmetria delle Stronzate

Esiste un principio, formulato dal programmatore italiano Alberto Brandolini, che dovrebbe essere inciso all’ingresso di internet subito dopo la password del Wi-Fi.

È noto come:

"Principio dell'Asimmetria delle Stronzate"

e recita, con brutale eleganza:

"L'energia necessaria per confutare una sciocchezza è di un ordine di grandezza superiore a quella necessaria per produrla".

In termini pratici: per inventare che la Terra è un frisbee lanciato da un gigante galattico ci vogliono quattro secondi, nessun titolo accademico e zero neuroni. Per spiegare la gravità, la curvatura dell'orizzonte e la rifrazione atmosferica servono lauree, due ore di tempo e voglia di rispondere.

Ma Brandolini da solo non basta. A questa asimmetria energetica va aggiunta la teoria dei segnali (Signaling Theory).

Se sostieni una cosa ovvia (es. "il cielo è blu"), non crei interazioni. Se sostieni una cosa assurda (es. "la terra è piatta" o "ci nascondono tutto"), paghi un prezzo sociale (vieni deriso) ma crei anche una montagna di interazioni gratuite (insulti o altro) ottenendo una nicchia iper-fedele e molto profittevole, pronta a comprare corsi, libri o integratori dal "guru" di turno perché si sentono parte di un'élite di "svegli" contro la massa di "dormienti".

L’algoritmo non capisce l’ironia, non distingue la lode dall’insulto; capisce solo il peso dell’interazione. Un post che indigna è un post che tiene la gente incollata allo schermo a litigare.

In termini di marketing digitale, dire che la Terra è piatta è una strategia vincente, mentre dire che è rotonda è un suicidio in termini di visibilità.

L’eresia paga, l’ovvietà annoia. Siamo passati dall'era dell'informazione all'era dell'ingaggio a tutti i costi, dove l'indignazione è la valuta più forte. Capite come sarà sempre peggio? troppo semplice, troppa visibilità, troppo redditizio...

È in questo ecosistema dopato che proliferano le "enciclopedie umane" del complotto.

Mi è capitato di recente di vederne gli effetti dal vivo.

Una conversazione surreale con una persona insospettabile.

Non il classico stereotipo dell'analfabeta funzionale che urla in caps lock, ma una persona colta, forbita, con una libreria alle spalle. Ci siamo seduti per una chiacchierata e, nel giro di due ore, ho assistito alla stesura orale della più grande ricostruzione della vita umana in versione spy-story.

Non era un singolo dubbio su un singolo evento. Era un tutto.

In un flusso di coscienza ininterrotto, il mio interlocutore ha collegato gli antichi romani (che a quanto pare nascondono una storia ben diversa da quella raccontata nei libri "classici"). Per passare poi ad Antonio Di Pietro, che non era un vero magistrato ma un agente segreto infiltrato per destabilizzare l'Italia. E mentre cercavo di elaborare Di Pietro in smoking che ordina un Martini agitato non mescolato, siamo passati alla Regina Elisabetta. Secondo questa narrazione, la defunta sovrana era la vera mandante della strage di Capaci, in un complesso gioco di intrighi geopolitici. Il tutto atterrava, con un triplo salto mortale carpiato, su teorie modernissime riguardo al controllo degli Stati.

C'era un pò di Soros, un pò di Kalergi, un pò di QAnon... e temo di aver perso il filo in qualche passaggio/salto temporale.

La domanda che ti assale, mentre ascolti una persona colta dire cose del genere, è: come è possibile? Come fa una mente capace di ragionamenti complessi a diventare un collettore di tutte le teorie più assurde, senza scartarne nemmeno una?

Gli studiosi del fenomeno parlano di horror vacui della banalità.

La realtà, quella vera, è noiosa e spesso priva di senso. Le cose accadono per incompetenza, per caso, o per banale crudeltà. L’idea che il mondo sia governato dal caos è terrorizzante.

Al contrario, la teoria del complotto è rassicurante. È una narrazione strutturata. Se Di Pietro è un agente segreto e la Regina è un boss mafioso, allora c'è un piano. C'è un ordine. È meglio un mondo governato da cattivi onnipotenti che un mondo governato da nessuno.

Inoltre, accumulare queste nozioni attiva una potente leva narcisistica. Sapere che "i romani avevano il laser" ti fa sentire un eletto. Tu sai, gli altri dormono. Ogni nuova teoria assurda è una medaglia al valore appuntata sul petto di chi "ha capito tutto".

Il mantra che blinda queste cattedrali di sabbia, è la frase: "Non ce lo dicono". È lo scudo stellare contro ogni logica.

Se non ci sono prove, è perché "le hanno fatte sparire".

Se tutti gli esperti dicono il contrario, è perché "sono pagati per mentire". Il "non ce lo dicono" trasforma l'assenza di prove nella prova regina e le prove in depistaggi... in pratica non se ne esce.

La triste, noiosa verità che dovremmo imparare ad accettare è che se una cosa "non ce la dicono", nella stragrande maggioranza dei casi, non è perché è un segreto indicibile custodito dai Poteri Forti.

È semplicemente perché è una cazzata e tu non sei l'eletto che ha capito tutto mentre l'umanità dorme.