Il Linciaggio di New Orleans

in Società/Storia

Sto per raccontarvi una di quelle pagine di storia che raramente si studiano a scuola e che nessuno ricorda più, anche se parliamo di fatti relativamente recenti. Non è un racconto breve e non c’è il titolo “acchiappa” click, quindi c’è da LEGGERLO TUTTO. Se ritenete la lettura di testi più lunghi di un Tweet troppo complessi e noiosi allora lasciate perdere subito.

Sono passati pochi anni dall’unità d’Italia ed è in atto un vero e proprio esodo dall’Europa a Stati Uniti, America del Sud e Australia. In riferimento alla sola Italia possiamo dire che partirono oltre 14 milioni di connazionali e intere cittadine, dal nord al sud, dimezzarono la loro popolazione. I fatti che sto per descrivere hanno luogo a New Orleans nel 1888, una città di dimensioni considerevoli con un popolazione di circa 250.000 persone, una delle principali aree urbane dell’intera America del Nord.

XOS862693 New Orleans, Louisiana, Mardi Gras Day, the “Red” Pageant, c.1890-1910 (b/w photo) by Detroit Publishing Co. (1880-1920); Private Collection; American, out of copyright

E’ in questa città che vivono circa 30.000 italiani, perlopiù maschi siciliani arrivati grazie ad una rotta navale che collegava Palermo e New Orleans. Per queste persone il destino era segnato, in pratica quasi tutti finivano in quartieri isolati e degradati, dei veri e propri ghetti, nelle periferie della città. Vivevano ammassati in appartamenti fatiscenti e venivano fin da subito sfruttati dalle organizzazioni criminali locali.

Persone ammassate sul ponte

Facciamo un piccolo passo indietro, soffermiamoci un secondo sul viaggio transoceanico. La traversata poteva durare anche un mese e per la maggior parte dei passeggeri (II e III classe) il biglietto comprendeva un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone. Le cuccette, alte tra il metro e sessanta e il metro e novanta, venivano ricavate nei corridoi e l’igiene e la pulizia erano costantemente in contrasto con la speculazione. Anche qui la storia si ripete, infatti il trasporto di emigranti fu un grosso affare per la marina mercantile italiana e consentì ai nostri porti di inserirsi nel mercato internazionale dei trasporti marittimi dove, fino ad allora, avevano occupato una posizione del tutto marginale.  Le malattie come gli abusi dell’equipaggio erano all’ordine del giorno. Un particolare che mi ha colpito molto è legato alla conservazione dell’acqua potabile e descrive benissimo il quadro generale di questi viaggi. Tutte le scorte di acqua destinate ai passeggeri venivano conservate in delle casse di ferro rivestite di cemento. Cemento che tendeva a sgretolarsi durante il viaggio a causa del rollio della nave, tanto che l’acqua si intorbidiva a tal punto da assumere un colore rosso per il contatto con il ferro. Le persone a bordo bevevano questo frullato di cemento e ferro per settimane. A bordo respirare era quasi impossibile, l’aria era piena del fumo e dei vapori delle macchine, i letti erano sacchi di paglia increspati e maleodoranti sistemati in anguste cuccette di legno. Per fuggire da questi miserevoli ambienti, appena possibile, tutti salivano sul ponte superiore e sedevano all’aperto. La durezza del viaggio peggiorava le condizioni fisiche dei passeggeri che, in molti casi, erano scarse già prima della partenza.

Se Dante avesse conosciuto ciò ch’erano le terze classi de’ transatlantici nel 1885, per certo ne avrebbe descritta una e l’avrebbe allogata nell’inferno e vi avrebbe inchiodato i peccatori de’ più neri peccati


Guglieri

Torniamo a New Orleans. Come già scritto in precedenza le comunità di immigrati italiani erano particolarmente chiuse e isolate. Il sentimento anti-italiano (ma anche più in generale anti-straniero) era piuttosto diffuso nella popolazione locale. Il pregiudizio più comune era che gli italiani nascessero di indole violenta, che fossero tutti mafiosi, ma anche eccessivamente sentimentali, superstiziosi, rozzi e ignoranti. Molti erano gli appellativi usati in senso dispregiativo: guinea (schiavo negro), dago (pagati a giornata), greaseball (palla di grasso), wop (guappo). In particolare per i siciliani c’era poi un occhio di riguardo, di pelle un po’ più scura, erano considerati l’anello mancante, una via di mezzo tra bianchi e negri, per via della carnagione olivastra. Un’altra curiosità, spesso gli italiani non venivano classificati come bianchi sui documenti, ma accanto al colore della pelle veniva messo un punto interrogativo.

Nulla può essere più efficace nel descrivere il sentimento dilagante che le parole del Sindaco di New Orleans di quel tempo, Joseph Ansoetegui Shakspeare (sposato tra l’altro con una immigrata tedesca):

“…questa parte del paese (sud della Louisiana) è stata purtroppo scelta da immigrati provenienti dalle peggiori classi d’Europa, italiani del sud e siciliani. New Orleans ha una proporzione insolitamente elevata di immigrati da questi paesi e noi li troviamo i più indolenti, malvagi e indegni individuiche sono tra di noi. Una grossa percentuale di loro fugge dalla giustizia, o sono ex-carcerati aiutati ad emigrare dal governo o dalla loro comunità che cerca così di liberarsene. Essi raramente mettono su casa, si riuniscono in bande, non imparano la nostra lingua, non hanno rispetto ne’ per il nostro governo e ne’ per l’obbedienza alle sue leggi. Monopolizzano il commercio della frutta, delle ostriche o del pesce e fanno quasi sempre i venditori ambulanti, gli stagnini, o i calzolai (gli ultimi due mestieri li imparano nelle loro prigioni in patria). Sono sudici nelle loro persone e nelle loro case; le nostre epidemie quasi sempre originano dai loro quartieri. Sono privi di coraggio, onore, verità, orgoglio, religione o qualsiasi altra qualità che definisce il buon cittadino. New Orleans potrebbe anche permetterselo (se una tal cosa fosse legale) di pagare per farli deportare. Con l’eccezione dei polacchi, non conosciamo nessun’altra nazionalità che è peggiore come gente.”

Parole che fanno venire i brividi e sono ancora più pesanti perché pronunciate da un Sindaco nel 1888… ben 130 anni fa. Ora che abbiamo descritto il “clima” sociale di questa prosperosa città americana passiamo ai fatti.

Qualche anno dopo le belle parole del Sindaco (il sentimento anti-straniero era diffuso tra tutta la popolazione) il 15 ottobre del 1890 accade un fatto di cronaca grave, venne ucciso il capo della polizia di New Orleans David Hennessy. Il poliziotto di origine Irlandese fu freddato da diversi uomini armati mentre tornava a casa dal lavoro. Non era un Santo… il suo amico Bill O’Connor, che lo aveva portato su quella strada e poi lo aveva lasciato andare a casa solo è il primo ad arrivare al suo capezzale. Più tardi, nella notte, dirà ai reporter che si affollarono all’ospedale: «Mi sono chinato su di lui e gli ho chiesto: “Who gave it to you, Dave?” He replied: “Put your ear down here”. As I bent down again, he whispered the words: Dagoes (italiani)».

L’uomo ucciso era molto importante e la pressione per l’arresto dei responsabili dell’omicidio era alle stelle. I primi indiziati furono fin da subito gli italiani, sia per la testimonianza dell’amico (unica in realtà, a nessun altro il poliziotto forni le stesse dichiarazioni prima di morire) e sia perché Hennessy a seguito di un attentato ai danni della famiglia Matranga, aveva pubblicamente dichiarato che avrebbe testimoniato in favore dei Provenzano, famiglia con cui, probabilmente, era colluso. La città era infatti divisa in una terribile faida tra le famiglie Provenzano e Matranga.

David C. Hennessy

La stessa notte arrivarono ben 50 arresti e a seguire una retata che coinvolse 250 siciliani di New Orleans. Era l’occasione che il sindaco cercava per stangare gli italiani. Joseph Macheca e Charles Matranga, i siciliani più in vista, vennero arrestati per complotto, nonostante quella sera fossero a teatro. Bambini di dodici anni entrarono in galera e nel giro di poco tempo uno spaventoso cortocircuito si abbatté sulla comunità siciliana. Il sindaco diede ordine di fermare o arrestare ogni italiano sospetto, fece un editto in cui considerava responsabili dell’omicidio tutti i siciliani che non collaboravano con la polizia. Quando le “indagini” finirono andarono a processo, nel 1891, 19 imputati. L’accusa sosteneva che la mafia siciliana aveva ordito un complotto per uccidere il capo della polizia e che la responsabilità era della famiglia Matranga. Fin da subito si scoprì che la procura non aveva niente in mano tanto che nemmeno la giuria popolare se la senti di condannare gli italiani. Furono tutti assolti in tribunale, ma non uscirono mai da quel carcere vivi. Il giorno seguente su molti quotidiani locali i cittadini trovarono appelli di questo tipo:

Mass Meeting
All good citizens are invited to attend a mass meeting on Saturday, March 14 1891, at 10 o’clock a.m., at Clay Statue, to take steps to remedy the failure of justice in the Hennessy case.
Come prepared for action.

Il corteo, capeggiato dall’avvocato William Parkerson e composto da 3.000 persone partì in direzione della prigione. La folla si fece strada all’interno della struttura e cominciò la caccia agli italiani precedentemente assolti al processo e in procinto di essere liberati. Vennero sfondate porte e controllata ogni cella. Dei 19 italiani assolti ne trovarono 11, ma tra questi almeno tre erano semplicemente italiani e totalmente estranei ai fatti. Due furono impiccati e gli altri presi a fucilate, i cadaveri vennero infine trascinati fuori davanti alla folla inferocita.

fotografia della folla all’esterno del carcere

Nonostante l’indignazione internazionale la stampa locale e il sindaco Joseph Shakespeare difesero la popolazione, giustificando il massacro come “plausibile e in fin dei conti giusto“, nessuno degli uomini che presero parte al linciaggio, tutti perlopiù della classe borghese, venne mai processato per le proprie azioni. Teddy Roosevelt, che sarebbe diventato dieci anni dopo il presidente degli Stati Uniti, disse: «era tempo che a quella razza venisse data una lezione». La vignetta del 1888 allegata a questo articolo è del “The Mascot” quotidiano sensazionalistico di New Orleans e promotore/istigatore del linciaggio del 1891. Nella parte superiore ci sono tre quadranti e tre didascalie, nella prima si vedono gli italiani seduti su un marciapiede e descritti come “una seccatura per i pedoni”, nella seconda è raffigurata una stanza sovraffollata e descritta come “le loro camere da letto”, la terza raffigura uomini che litigano con coltelli e bastoni “un rilassante passatempo pomeridiano”. La parte inferiore della vignetta invece da delle soluzioni al problema (soluzioni poi messe in atto), come liberarsi di loro (buttandoli in mare) e come arrestarti (con manganelli e armi).

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Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Di Enrico Deaglio

Gabriele NoWhere Venturini. Dopo aver studiato archeologia Medioevale all'Università "La Sapienza" di Roma ho pensato bene di fare l'informatico per lavoro. Ho fatto l'amministratore nella mia città con una delega alla Cultura e oggi mi lecco le ferite scrivendo e fotografando cose.

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