Il Diritto Internazionale sempre e comunque
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Il diritto internazionale non è un codice scritto in un unico documento né un sistema giuridico con tribunali capaci di imporre le proprie sentenze. È piuttosto un insieme di trattati, consuetudini e principi, dalla sovranità degli Stati al divieto di aggressione, che le nazioni hanno accettato nel tempo come base della convivenza.
Fragile, imperfetto, spesso disatteso. Ma è tutto ciò che abbiamo.
Ed è proprio per questo che nei rapporti tra Stati dovrebbe vigere un principio semplice e non negoziabile: il suo rispetto. Non perché sia un sistema perfetto, ma perché rappresenta l'unico argine condiviso contro l'arbitrio, la violenza e la legge del più forte.
Nel momento in cui si concede una licenza speciale al "paladino" di turno per violarlo deliberatamente, senza un consenso ampio e legittimo delle istituzioni multilaterali, si compie una scelta precisa: si accetta che le regole valgano solo quando conviene. Ed è esattamente in quel momento che si apre la strada al caos, alla prepotenza, alla forza come unico metro di giudizio.
Perché se lasciamo ai singoli Stati la facoltà di decidere in libertà quando il diritto internazionale può essere ignorato, confezionare un pretesto diventa un esercizio banale. E "singoli Stati", oggi, significa troppo spesso singoli individui: autocrati che concentrano nelle proprie mani il potere di interi imperi e che possono decidere, in solitudine, di fare quello che vogliono senza alcun filtro. Oggi sarà la lotta al narcotraffico, domani una dittatura da abbattere, dopodomani la tutela di una minoranza oppressa. Cause nobili, che troppo spesso servono solo a mascherare interessi ben più prosaici: risorse, sfere d'influenza, posizionamento strategico. La retorica cambia, ma il meccanismo resta quello di sempre: costruire una narrazione, muovere le truppe, e presentare l'aggressione come un atto di giustizia.
È per questo che ho condannato Netanyahu, è per questo che ho condannato Putin, ed è per questo che condanno oggi Trump. Non per appartenenze ideologiche o simpatie personali, ma per coerenza. Perché se giustifichiamo le violazioni quando a compierle sono "i nostri", perdiamo qualsiasi autorità morale per contestarle quando vengono compiute da "altri".
Il diritto internazionale o vale per tutti, oppure non vale per nessuno. E quando non vale per nessuno, non vince il giusto: vince semplicemente chi è più forte.