…e se fosse anche un pò colpa nostra?

in Politica/Società

Di chi è la colpa se oggi questa società totalmente basata sull’apparire è più cattiva, superficiale e spregiudicata di ieri? Lo so, il titolo è un pò forte, ma non saprei come iniziare questa mia riflessione diversamente. Da sempre, ma negli ultimi anni con più efficacia, c’è un fenomeno che contribuisce a caratterizzare e plasmare in modo abominevole la società. Questo fenomeno è caratterizzato da un sempre più evidente tentativo di manipolare le masse utilizzando soprattutto il web come cassa di risonanza.
Qualcuno potrebbe dire, vabbè è la stessa cosa che accadeva con la televisione nel XX secolo. No, non è assolutamente la stessa cosa, la Televisione era uno strumento potentissimo ma “monodirezionale” dove il telespettatore subiva passivamente un messaggio, uno spot, una notizia. Il fenomeno di oggi è notevolmente più pericoloso ed efficace. Una campagna di disinformazione fatta oggi sul web può fare affidamento su milioni di “Fake Account” che rilanciano all’unisono una notizia (non tre televisioni ma milioni) e che nel giro di pochi minuti creano un vero e proprio esercito di militanti che diventano attivi e complici di questo fenomeno. Avete sentito parlare di una notizia che diventa virale? ecco questo è quello che accade spesso quando si pensano campagne di disinformazione che nascondono intenti tutt’altro che limpidi ed eticamente accettabili. Il trucco o meglio la scorciatoia per far funzionare questo meccanismo è quello di partire da un problema reale (immigrazione, disagio economico…) per poi romanzare, alzare i toni e individuare un “nemico” da colpire. Se esistesse un “HOW TO FORGE A GREAT FAKE NEWS” questi prerequisiti sarebbero alla base di tutto il tutorial.

Facciamo un esempio, partiamo dalla madre di tutte le bufale di questa nostra epoca: Saddam Hussein sta producendo armi chimiche e i nostri paesi sono in grave pericolo, i tuoi figli potrebbero non avere un futuro.

1. Problema Reale > Saddam Hussein è un pericoloso dittatore
2. Romanzo > Il nostro paese, le nostre famiglie sono in pericolo
3. Esito > Guerra
4. Reale Motivazione > Giustificare guerra, posizionamento strategico USA nel medio oriente.

Questo è un fenomeno abbastanza evidente per molti degli addetti ai lavori, che riconoscono con facilità le pratiche del “Click Bait” e altri sotterfugi legati ad un lato meno etico del web-marketing.

Recenti studi parlano di milioni di FAKE ACCOUNT che rilanciano notizie false/romanzate o che incitano all’odio, milioni di profili finti solo in Italia. Uno studio recente dell’University College London ha tentato di ricostruire le sorgenti e la diffusione dell’odio politico, razziale e antifemminista su internet a partire da 4chan, uno degli ”angoli più bui della Rete” dove uno può scrivere quello che vuole coperto da un anonimato reale e dove i messaggi si cancellano automaticamente dopo qualche ora. 

I risultati sono allucinanti, in pratica in questo sito (solo nella sezione presa in considerazione) l’offesa “nigger” (negro) compare 120 volte all’ora, e offese come “faggot” (frocio) e “retard” (ritardato) compaiono 60 volte l’ora. I ricercatori, uno è italiano tra l’altro, hanno poi selezionato i messaggi con termini che esprimevano “xenofobia, razzismo e in generale odio”, in soli due mesi ne hanno potuto osservare più di 8 milioni. Ora se vi dico che questo è stato uno dei siti più “attivi” pro Trump durante le presidenziali americane e che molti di questi messaggi poi si sono propagati su YouTube, twitter e altri social a velocità supersonica, c’è bisogno di spiegare quale può essere stato l’effetto sulla società americana? Bambini, adulti, insegnanti, professori, casalinghe, operai… nessuno è immune da questo bombardamento.

Oggi ho deciso di scrivere questo post dopo che uno di questi finti profili ha preso di mira un mio carissimo amico che lavora per l’UNICEF. Purtroppo c’è poca consapevolezza del problema anche se riconoscere questi profili fasulli dai classici “leoni da tastiera” non è poi così complicato.

Profili o bacheche di utenti reali rappresentano una vera e propria carta di identità della persona che scrive, quindi troverete un pò di tutto, da foto di vacanze al mare con la famiglia, a articoli che parlano di argomenti legati a passioni o interessi personali, a interazioni sociali con amici e parenti. Poi, in mezzo a tutta questa normalità si potranno anche trovare attacchi a politici, commenti razzisti o altro.

Del tipo, primo post “ieri sono andato in Chiesa a pregare per un mondo migliore” post seguente con la foto di un naufragio con il commento “queste scimmie devono affogare tutte”. Ecco, questo ahimè è indice di normalità… Invece il profilo fake fa fatica a mostrare il suo lato personale perchè non esiste. Quindi troverete solo e soltanto tweet, commenti, post monotematici o aventi lo stesso scopo senza nessun tipo di contaminazione inerente la sfera personale delle amicizie, delle parentele o degli interessi. Facile a questo punto riconoscere “gruppi, pagine, profili twitter” con queste prerogative, se vi unite ad un gruppo con il nome di “Mario Rossi ha distrutto l’Italia e i suoi amici continuano a mangiare mentre voi morite di fame” non vi state iscrivendo ad un gruppo creato dal vostro vicino di casa che sta incazzato perchè non riesce ad arrivare a fine mese. No, vi state iscrivendo ad un gruppo creato da un’organizzazione precisa, occulta che sta usando la vostra rabbia per scopi meno “trasparenti”. Questi scopi possono essere di natura politica, ma possono avere anche una rilevanza di tipo economico, un guadagno facile che si ottiene veicolando traffico verso siti con pubblicità pay per click.

Ma quindi chi crea questi account? non può essere lo stesso cittadino italiano che si nasconde dietro un nickname? diciamo che abbiamo iniziato in questo modo ma che oggi per lo più dietro a questi profili ci sono vere e proprie agenzie con strategie mediatiche prestabilite da regie sconosciute ed applicate secondo copioni prestabiliti. L’obiettivo è chiaro, ed è quello di indirizzare l’opinione pubblica verso il sostegno o l’opposizione ad una determinata politica governativa o fare business. La strada più breve è quella di alimentare un odio che con estrema semplicità fa breccia in un popolo già afflitto da crisi economica e da anni di politica che o non è riuscita a risolvere i problemi delle persone o non è riuscita comunque a spiegare cosa stava accadendo con chiarezza. Chi crede che queste notizie nascano spontaneamente tra i cittadini incazzati crede alle favole. Queste campagne nascono e muoiono in precisi contesti storici e riproducono all’infinito la stessa disinformazione utilizzando per l’appunto milioni di account finti da utilizzare come megafoni che non solo convincono le masse ma LE ARRUOLANO.

Il classico meme o infografica difficilmente viene creato mentre si spolvera una scrivania o mentre si cazzeggia su Facebook. Qualcuno quelle cose le ha pensate e poi create ad arte. La prima regola in questi casi sarebbe quella di cercare altre fonti, approfondire anche consultando Media che riteniamo “nemici”. Ultimamente si può anche ricorrere a servizi di Fact Checking (butac, pagellapolitica, agi-fact-checking…) sempre più presenti anche in Italia e che tentano da un punto di vista giornalistico di arginare un fenomeno tutt’altro che sotto controllo.

Mettiamo un bavaglio ad Internet? No, non credo che questa sia la soluzione, credo piuttosto che pur faticando valga la regola anglosassone che il “Bad Speech” si combatte con il “more speech”, ma piantiamola di affidarci al nostro intuito per valutare la veridicità delle informazioni. Il confine tra complici e vittime è molto sottile e qualcuno inizia a teorizzare che “le masse vogliono, bramano e anelano le catene che le tengono schiave“.


Quindi cosa fare se si riconosce questa pratica?
La prima cosa da fare dovrebbe essere un obbligo morale per tutti noi, segnalare l’account a chi lo ospita (Facebook, twitter, google…) e poi i più coraggiosi possono anche provare a lavorare come “antivirus” commentando e citando più fonti attendibili per smascherare la “truffa”.
Per la prima pratica non ci sono controindicazioni per la seconda aspettatevi palate di insulti, offese e schifezze di vario genere. Tenete presente una cosa, spesso il primo a lanciarsi nell’offesa personale è proprio questo FAKE ACCOUNT perché protetto da tecniche atte a nascondere la vera identità di chi sta usando il profilo… quindi in pratica non rischia nulla, ma tutti gli ignari seguaci commentatori inizieranno a loro volta ad offendere in preda ad un raptus da effetto branco, ma lo faranno con il loro nome e cognome. Quindi per assurdo chi ha acceso la miccia sarà al sicuro da eventuali querele ma tutti gli altri no… e spesso si pagano conti salati.

In pratica siamo fottuti, ma se proprio vogliamo sforzarci di trovare un lato positivo allora dico che oggi abbiamo l’opportunità di andare controcorrente rimanendo autentici, disponibili, competenti e umani. Si, è assurdo, ma oggi possiamo essere gli alternativi facendo quello che in una società sana è normalità. Come non approfittare di questa straordinaria occasione.

Gabriele NoWhere Venturini. Dopo aver studiato archeologia Medioevale all'Università "La Sapienza" di Roma ho pensato bene di fare l'informatico per lavoro. Ho fatto l'amministratore nella mia città con una delega alla Cultura e oggi mi lecco le ferite scrivendo e fotografando cose.

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