Provincialismo e Considerazioni sul Festival Internazionale di Mezza Estate

in Cronache Tagliacozzane

Sono amministratore da un paio di mesi, fino a pochi giorni fa ero un “normale” (si fa per dire) ragazzo (anche qui si fa per dire) tagliacozzano. Ho sempre avuto un rapporto con il festival controverso, più male che bene, non tanto per la programmazione, ma per il fatto che spesso si identificano le manifestazioni con chi le organizza.

 

Questo porta a valutare il tutto in base alle simpatie/antipatie e trascurare la cosa più importante, la proposta culturale. E’ un chiaro esempio di provincialismo… e sono il primo a riconoscerne il sintomo. A questo punto foss’anche un banale luogo comune, dico che il problema è riuscire ad attribuire a Tagliacozzo un’identità condivisa, nella quale i suoi abitanti possano riconoscersi, chi siamo? (io un’idea ce l’ho). Se non si capisce questo, dal sogno di ergerci a capitale culturale della marsica, nel giro di pochi anni Tagliacozzo sarà destinata a perdere completamente questo ruolo, una città senza identità (e senza patate) e non basterà a riscattarla dal suo provincialismo organizzare eventi “spaziali”, immaginando di essere a Cannes e ritrovandosi piuttosto ad Algeri. C’è veramente bisogno di sostegno!! di collaborazione, un coinvolgimento di tutta la comunità, Sante Marie ha la festa della Castagna, Avezzano è in cerca di un’identità (non regaliamogli la nostra), noi abbiamo il FESTIVAL… iniziamo a conoscerlo prima di parlarne male.

 

Oggi, troppo spesso, il tagliacozzano con un incoscente masochismo critica (spesso senza cognizione) la cosa migliore che abbiamo. In compenso, come se non bastasse, si inseguono stravaganti mode e tendenze che poco (o nulla) hanno a che fare con la cultura o meglio, con LA NOSTRA CULTURA, la nostra storia, la nostra IDENTITA’. Si, questa è l’immagine ideale del provincialismo tagliacozzano, secondo il famoso slogan: Dell’essenziale ci manca tutto, del superfluo non ci facciamo mancare nulla.

 

Tornando al Festival sarebbe bello poter discutere sul perchè non piace a tanti Tagliacozzani e non stare a commentare critiche preconcette che non fanno altro che accrescere il disamore per quanto di più alto e sublime ingegni esemplari hanno prodotto nel corso dei secoli. Critiche asfittiche prive di mordente, che con mirati e fuorvianti arzigogoli tendono ad allontanare le giovani menti dal contatto con un mondo fantastico e coinvolgente che non farebbe altro che giovare ai ragazzi tagliacozzani (io porterò mio figlio di tre anni a molti spettacoli).

 

Da tempo, infatti, in nome d’una critica sempre più vuota, si combatte una crociata contro questo festival così… tanto per. Questo mio sfogo è anche, e soprattuto, autocritica e forse se non fossi stato costretto dal mio nuovo ruolo non sarei stato contaggiato da questa realtà tagliacozzana… oggi però rimpiango di aver perso negli anni tanti momenti unici ed irripetibili, rimasti a testimonianza dei miscredenti solo grazie a polverosi articoli di giornale. Ma questa nota è anche un invito, un provare a vivere in prima persona questi spettacoli di rara bellezza, spettacoli che incastonati nella nostra bellissima cittadina diventano qualcosa di veramente RARO.

 

Fatto questo, dopo aver provato queste emozioni, sarà ancora più facile e utile sedersi tutti intorno ad un tavolo e parlare del futuro del Festival.

 

Ricordo, infine, che questa manifestazione anche quest’anno è cofinanziata dal MIBAC con i fondi FUS (iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all’estero), finanziamento a cui si accede con estrema difficoltà perchè legato alla storia e alla qualità del programma della manifestazione.

Buon Festival

Gabriele NoWhere Venturini. Dopo aver studiato archeologia Medioevale all'Università "La Sapienza" di Roma ho pensato bene di fare l'informatico per lavoro. Ho fatto l'amministratore nella mia città con una delega alla Cultura e oggi mi lecco le ferite scrivendo e fotografando cose.

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