Società

L’odio diventa codardo, se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizia.

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Lo scrittore austriaco Schnitzler, autore del pensiero che ho utilizzato come titolo di questo scritto, rappresenta con una modernità sconcertante quello che penso oggi quando vedo carissimi amici che gioiscono dell’arresto dei genitori di Renzi. Si, devo dire la verità, mi fa un certo effetto… purtroppo quando il tifo politico ti fa dimenticare d’emblée il principio della presunzione di innocenza c’è poco da commentare, qualcuno diceva che il giustizialismo è un’aberrazione, e in effetti lo è.

A chi cerca di informarsi leggendo articoli di cronaca giudiziaria voglio invece dedicare una piccola riflessione.

Quasi tutte le ricostruzioni giornalistiche che possono essere prodotte subito dopo un arresto si basano solo e soltanto sul materiale prodotto dall’accusa, “teorie accusatorie” quindi che rappresentano una lettura dei fatti assolutamente di parte. Leggere ci farà sicuramente bene ma dovremmo tutti evitare di giungere a conclusioni affrettate e attendere che l’iter giudiziario vada avanti… capire cosa accade il giorno dopo è complicato… direi impossibile. Non posso non ricordare che in quei momenti, per la mia vicenda personale, quasi tutti gli articoli raccontavano di un lurido assessore che faceva fare lavori alla società del padre e altre stronzate simili. Tenete presente che molte di queste accuse non sono mai entrate in tribunale. Quello che è successo in seguito lo sapete tutti, dopo tre anni arriva il “ci siamo sbagliati”.

Aprile 2016 – Il Centro
Dicembre 2018 – Il Centro

Credetemi, c’è solo da aspettare ed io fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva nei tre gradi di giudizio non dirò una sola parola contro questi due signori.

Tra l’altro non posso non notate l’assordante silenzio che arriva dall’altra parte della barricata, perché tutto questo accade mentre il Pg della Cassazione chiede di condannare con censura il “potente” PM woodcock per le irregolarità dell’inchiesta Consip, ma non chiede nessuna sanzione più pensante perché dice che “bisogna tenere conto del suo percorso professionale privo di incidenti”. In pratica tutti gli arrestati poi assolti (oltre 100) non sono incidenti ma semplici numeri. Numeri che però in precedenza erano grossi “Faccioni” messi in prima pagina, faccioni con una vita, una famiglia e che, anche se incensurati, non hanno avuto lo stesso trattamento di “favore”.

Per chi volesse approfondire la mia vicenda personale, suggerisco alcune letture:
Intervista a “Il Centro” dopo la sentenza

Importante inchiesta giornalistica di site.it sulle carte del processo (per molti ancora in corso)
Parte I: L’inchiesta si sgonfia…
Parte II: Giornalista come agente provocatore?…
Parte III: Esiste dunque un giudice a Berlino…
Parte IV: Il Peccato Originale…
Parte V: Anonimo tagliacozzano…

Il Linciaggio di New Orleans

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Sto per raccontarvi una di quelle pagine di storia che raramente si studiano a scuola e che nessuno ricorda più, anche se parliamo di fatti relativamente recenti. Non è un racconto breve e non c’è il titolo “acchiappa” click, quindi c’è da LEGGERLO TUTTO. Se ritenete la lettura di testi più lunghi di un Tweet troppo complessi e noiosi allora lasciate perdere subito.

Sono passati pochi anni dall’unità d’Italia ed è in atto un vero e proprio esodo dall’Europa a Stati Uniti, America del Sud e Australia. In riferimento alla sola Italia possiamo dire che partirono oltre 14 milioni di connazionali e intere cittadine, dal nord al sud, dimezzarono la loro popolazione. I fatti che sto per descrivere hanno luogo a New Orleans nel 1888, una città di dimensioni considerevoli con un popolazione di circa 250.000 persone, una delle principali aree urbane dell’intera America del Nord.

XOS862693 New Orleans, Louisiana, Mardi Gras Day, the “Red” Pageant, c.1890-1910 (b/w photo) by Detroit Publishing Co. (1880-1920); Private Collection; American, out of copyright

E’ in questa città che vivono circa 30.000 italiani, perlopiù maschi siciliani arrivati grazie ad una rotta navale che collegava Palermo e New Orleans. Per queste persone il destino era segnato, in pratica quasi tutti finivano in quartieri isolati e degradati, dei veri e propri ghetti, nelle periferie della città. Vivevano ammassati in appartamenti fatiscenti e venivano fin da subito sfruttati dalle organizzazioni criminali locali.

Persone ammassate sul ponte

Facciamo un piccolo passo indietro, soffermiamoci un secondo sul viaggio transoceanico. La traversata poteva durare anche un mese e per la maggior parte dei passeggeri (II e III classe) il biglietto comprendeva un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone. Le cuccette, alte tra il metro e sessanta e il metro e novanta, venivano ricavate nei corridoi e l’igiene e la pulizia erano costantemente in contrasto con la speculazione. Anche qui la storia si ripete, infatti il trasporto di emigranti fu un grosso affare per la marina mercantile italiana e consentì ai nostri porti di inserirsi nel mercato internazionale dei trasporti marittimi dove, fino ad allora, avevano occupato una posizione del tutto marginale.  Le malattie come gli abusi dell’equipaggio erano all’ordine del giorno. Un particolare che mi ha colpito molto è legato alla conservazione dell’acqua potabile e descrive benissimo il quadro generale di questi viaggi. Tutte le scorte di acqua destinate ai passeggeri venivano conservate in delle casse di ferro rivestite di cemento. Cemento che tendeva a sgretolarsi durante il viaggio a causa del rollio della nave, tanto che l’acqua si intorbidiva a tal punto da assumere un colore rosso per il contatto con il ferro. Le persone a bordo bevevano questo frullato di cemento e ferro per settimane. A bordo respirare era quasi impossibile, l’aria era piena del fumo e dei vapori delle macchine, i letti erano sacchi di paglia increspati e maleodoranti sistemati in anguste cuccette di legno. Per fuggire da questi miserevoli ambienti, appena possibile, tutti salivano sul ponte superiore e sedevano all’aperto. La durezza del viaggio peggiorava le condizioni fisiche dei passeggeri che, in molti casi, erano scarse già prima della partenza.

Se Dante avesse conosciuto ciò ch’erano le terze classi de’ transatlantici nel 1885, per certo ne avrebbe descritta una e l’avrebbe allogata nell’inferno e vi avrebbe inchiodato i peccatori de’ più neri peccati


Guglieri

Torniamo a New Orleans. Come già scritto in precedenza le comunità di immigrati italiani erano particolarmente chiuse e isolate. Il sentimento anti-italiano (ma anche più in generale anti-straniero) era piuttosto diffuso nella popolazione locale. Il pregiudizio più comune era che gli italiani nascessero di indole violenta, che fossero tutti mafiosi, ma anche eccessivamente sentimentali, superstiziosi, rozzi e ignoranti. Molti erano gli appellativi usati in senso dispregiativo: guinea (schiavo negro), dago (pagati a giornata), greaseball (palla di grasso), wop (guappo). In particolare per i siciliani c’era poi un occhio di riguardo, di pelle un po’ più scura, erano considerati l’anello mancante, una via di mezzo tra bianchi e negri, per via della carnagione olivastra. Un’altra curiosità, spesso gli italiani non venivano classificati come bianchi sui documenti, ma accanto al colore della pelle veniva messo un punto interrogativo.

Nulla può essere più efficace nel descrivere il sentimento dilagante che le parole del Sindaco di New Orleans di quel tempo, Joseph Ansoetegui Shakspeare (sposato tra l’altro con una immigrata tedesca):

“…questa parte del paese (sud della Louisiana) è stata purtroppo scelta da immigrati provenienti dalle peggiori classi d’Europa, italiani del sud e siciliani. New Orleans ha una proporzione insolitamente elevata di immigrati da questi paesi e noi li troviamo i più indolenti, malvagi e indegni individuiche sono tra di noi. Una grossa percentuale di loro fugge dalla giustizia, o sono ex-carcerati aiutati ad emigrare dal governo o dalla loro comunità che cerca così di liberarsene. Essi raramente mettono su casa, si riuniscono in bande, non imparano la nostra lingua, non hanno rispetto ne’ per il nostro governo e ne’ per l’obbedienza alle sue leggi. Monopolizzano il commercio della frutta, delle ostriche o del pesce e fanno quasi sempre i venditori ambulanti, gli stagnini, o i calzolai (gli ultimi due mestieri li imparano nelle loro prigioni in patria). Sono sudici nelle loro persone e nelle loro case; le nostre epidemie quasi sempre originano dai loro quartieri. Sono privi di coraggio, onore, verità, orgoglio, religione o qualsiasi altra qualità che definisce il buon cittadino. New Orleans potrebbe anche permetterselo (se una tal cosa fosse legale) di pagare per farli deportare. Con l’eccezione dei polacchi, non conosciamo nessun’altra nazionalità che è peggiore come gente.”

Parole che fanno venire i brividi e sono ancora più pesanti perché pronunciate da un Sindaco nel 1888… ben 130 anni fa. Ora che abbiamo descritto il “clima” sociale di questa prosperosa città americana passiamo ai fatti.

Qualche anno dopo le belle parole del Sindaco (il sentimento anti-straniero era diffuso tra tutta la popolazione) il 15 ottobre del 1890 accade un fatto di cronaca grave, venne ucciso il capo della polizia di New Orleans David Hennessy. Il poliziotto di origine Irlandese fu freddato da diversi uomini armati mentre tornava a casa dal lavoro. Non era un Santo… il suo amico Bill O’Connor, che lo aveva portato su quella strada e poi lo aveva lasciato andare a casa solo è il primo ad arrivare al suo capezzale. Più tardi, nella notte, dirà ai reporter che si affollarono all’ospedale: «Mi sono chinato su di lui e gli ho chiesto: “Who gave it to you, Dave?” He replied: “Put your ear down here”. As I bent down again, he whispered the words: Dagoes (italiani)».

L’uomo ucciso era molto importante e la pressione per l’arresto dei responsabili dell’omicidio era alle stelle. I primi indiziati furono fin da subito gli italiani, sia per la testimonianza dell’amico (unica in realtà, a nessun altro il poliziotto forni le stesse dichiarazioni prima di morire) e sia perché Hennessy a seguito di un attentato ai danni della famiglia Matranga, aveva pubblicamente dichiarato che avrebbe testimoniato in favore dei Provenzano, famiglia con cui, probabilmente, era colluso. La città era infatti divisa in una terribile faida tra le famiglie Provenzano e Matranga.

David C. Hennessy

La stessa notte arrivarono ben 50 arresti e a seguire una retata che coinvolse 250 siciliani di New Orleans. Era l’occasione che il sindaco cercava per stangare gli italiani. Joseph Macheca e Charles Matranga, i siciliani più in vista, vennero arrestati per complotto, nonostante quella sera fossero a teatro. Bambini di dodici anni entrarono in galera e nel giro di poco tempo uno spaventoso cortocircuito si abbatté sulla comunità siciliana. Il sindaco diede ordine di fermare o arrestare ogni italiano sospetto, fece un editto in cui considerava responsabili dell’omicidio tutti i siciliani che non collaboravano con la polizia. Quando le “indagini” finirono andarono a processo, nel 1891, 19 imputati. L’accusa sosteneva che la mafia siciliana aveva ordito un complotto per uccidere il capo della polizia e che la responsabilità era della famiglia Matranga. Fin da subito si scoprì che la procura non aveva niente in mano tanto che nemmeno la giuria popolare se la senti di condannare gli italiani. Furono tutti assolti in tribunale, ma non uscirono mai da quel carcere vivi. Il giorno seguente su molti quotidiani locali i cittadini trovarono appelli di questo tipo:

Mass Meeting
All good citizens are invited to attend a mass meeting on Saturday, March 14 1891, at 10 o’clock a.m., at Clay Statue, to take steps to remedy the failure of justice in the Hennessy case.
Come prepared for action.

Il corteo, capeggiato dall’avvocato William Parkerson e composto da 3.000 persone partì in direzione della prigione. La folla si fece strada all’interno della struttura e cominciò la caccia agli italiani precedentemente assolti al processo e in procinto di essere liberati. Vennero sfondate porte e controllata ogni cella. Dei 19 italiani assolti ne trovarono 11, ma tra questi almeno tre erano semplicemente italiani e totalmente estranei ai fatti. Due furono impiccati e gli altri presi a fucilate, i cadaveri vennero infine trascinati fuori davanti alla folla inferocita.

fotografia della folla all’esterno del carcere

Nonostante l’indignazione internazionale la stampa locale e il sindaco Joseph Shakespeare difesero la popolazione, giustificando il massacro come “plausibile e in fin dei conti giusto“, nessuno degli uomini che presero parte al linciaggio, tutti perlopiù della classe borghese, venne mai processato per le proprie azioni. Teddy Roosevelt, che sarebbe diventato dieci anni dopo il presidente degli Stati Uniti, disse: «era tempo che a quella razza venisse data una lezione». La vignetta del 1888 allegata a questo articolo è del “The Mascot” quotidiano sensazionalistico di New Orleans e promotore/istigatore del linciaggio del 1891. Nella parte superiore ci sono tre quadranti e tre didascalie, nella prima si vedono gli italiani seduti su un marciapiede e descritti come “una seccatura per i pedoni”, nella seconda è raffigurata una stanza sovraffollata e descritta come “le loro camere da letto”, la terza raffigura uomini che litigano con coltelli e bastoni “un rilassante passatempo pomeridiano”. La parte inferiore della vignetta invece da delle soluzioni al problema (soluzioni poi messe in atto), come liberarsi di loro (buttandoli in mare) e come arrestarti (con manganelli e armi).

Letture consigliate:
Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Di Enrico Deaglio

L’indigeno e il cavolfiore

C’era una volta… ehm… no, non è una favola di Esopo, ma è quello che sta accadendo in Sud America in questi giorni. Jair Bolsonaro il nuovo leader del Brasile non poteva iniziare il suo mandato peggio di così. A poche ore dal suo insediamento, con un ordine esecutivo, ha trasferito i poteri per la gestione e la creazione di nuove riserve indigene al ministero dell’agricoltura (perchè? cosa c’entra?). Qualche dubbio viene, perché è noto che questo ministero è da sempre controllato dalla potente lobby dell’agrobusiness. Tanto per fare un esempio concreto 800.000 km quadrati di foresta amazzonica sono scomparsi, lasciando spazio ad agricoltura ed allevamento. In pratica è come se fosse stato deforestato un territorio più grande dell’intera Spagna per far posto alle coltivazioni. Sia chiaro, queste al momento sono solo preoccupazioni, ma i suoi discorsi che strizzano l’occhio alla deforestazione selvaggia, i suoi pronunciamenti a favore dell’uscita dagli accordi di Parigi e il negazionismo climatico lasciano poco spazio alla speranza. Forse è anche per questo che Dinamam Tuxá, coordinatore nazionale dell’Associazione dei popoli indigeni del Brasile, parlava di prossimo “genocidio di Stato degli indigeni“.

Il nuovo Presidente è stato eletto da 58 milioni di Brasiliani che sperano possa mettere freno al declino dell’economia e alla violenza della microcriminalità, piaga che conta circa 60.000 morti l'anno, una sorta di guerra civile.

…e se fosse anche un pò colpa nostra?

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Di chi è la colpa se oggi questa società totalmente basata sull’apparire è più cattiva, superficiale e spregiudicata di ieri? Lo so, il titolo è un pò forte, ma non saprei come iniziare questa mia riflessione diversamente. Da sempre, ma negli ultimi anni con più efficacia, c’è un fenomeno che contribuisce a caratterizzare e plasmare in modo abominevole la società. Questo fenomeno è caratterizzato da un sempre più evidente tentativo di manipolare le masse utilizzando soprattutto il web come cassa di risonanza.
Qualcuno potrebbe dire, vabbè è la stessa cosa che accadeva con la televisione nel XX secolo. No, non è assolutamente la stessa cosa, la Televisione era uno strumento potentissimo ma “monodirezionale” dove il telespettatore subiva passivamente un messaggio, uno spot, una notizia. Il fenomeno di oggi è notevolmente più pericoloso ed efficace. Una campagna di disinformazione fatta oggi sul web può fare affidamento su milioni di “Fake Account” che rilanciano all’unisono una notizia (non tre televisioni ma milioni) e che nel giro di pochi minuti creano un vero e proprio esercito di militanti che diventano attivi e complici di questo fenomeno. Avete sentito parlare di una notizia che diventa virale? ecco questo è quello che accade spesso quando si pensano campagne di disinformazione che nascondono intenti tutt’altro che limpidi ed eticamente accettabili. Il trucco o meglio la scorciatoia per far funzionare questo meccanismo è quello di partire da un problema reale (immigrazione, disagio economico…) per poi romanzare, alzare i toni e individuare un “nemico” da colpire. Se esistesse un “HOW TO FORGE A GREAT FAKE NEWS” questi prerequisiti sarebbero alla base di tutto il tutorial.

Facciamo un esempio, partiamo dalla madre di tutte le bufale di questa nostra epoca: Saddam Hussein sta producendo armi chimiche e i nostri paesi sono in grave pericolo, i tuoi figli potrebbero non avere un futuro.

1. Problema Reale > Saddam Hussein è un pericoloso dittatore
2. Romanzo > Il nostro paese, le nostre famiglie sono in pericolo
3. Esito > Guerra
4. Reale Motivazione > Giustificare guerra, posizionamento strategico USA nel medio oriente.

Questo è un fenomeno abbastanza evidente per molti degli addetti ai lavori, che riconoscono con facilità le pratiche del “Click Bait” e altri sotterfugi legati ad un lato meno etico del web-marketing.

Recenti studi parlano di milioni di FAKE ACCOUNT che rilanciano notizie false/romanzate o che incitano all’odio, milioni di profili finti solo in Italia. Uno studio recente dell’University College London ha tentato di ricostruire le sorgenti e la diffusione dell’odio politico, razziale e antifemminista su internet a partire da 4chan, uno degli ”angoli più bui della Rete” dove uno può scrivere quello che vuole coperto da un anonimato reale e dove i messaggi si cancellano automaticamente dopo qualche ora. 

I risultati sono allucinanti, in pratica in questo sito (solo nella sezione presa in considerazione) l’offesa “nigger” (negro) compare 120 volte all’ora, e offese come “faggot” (frocio) e “retard” (ritardato) compaiono 60 volte l’ora. I ricercatori, uno è italiano tra l’altro, hanno poi selezionato i messaggi con termini che esprimevano “xenofobia, razzismo e in generale odio”, in soli due mesi ne hanno potuto osservare più di 8 milioni. Ora se vi dico che questo è stato uno dei siti più “attivi” pro Trump durante le presidenziali americane e che molti di questi messaggi poi si sono propagati su YouTube, twitter e altri social a velocità supersonica, c’è bisogno di spiegare quale può essere stato l’effetto sulla società americana? Bambini, adulti, insegnanti, professori, casalinghe, operai… nessuno è immune da questo bombardamento.

Oggi ho deciso di scrivere questo post dopo che uno di questi finti profili ha preso di mira un mio carissimo amico che lavora per l’UNICEF. Purtroppo c’è poca consapevolezza del problema anche se riconoscere questi profili fasulli dai classici “leoni da tastiera” non è poi così complicato.

Profili o bacheche di utenti reali rappresentano una vera e propria carta di identità della persona che scrive, quindi troverete un pò di tutto, da foto di vacanze al mare con la famiglia, a articoli che parlano di argomenti legati a passioni o interessi personali, a interazioni sociali con amici e parenti. Poi, in mezzo a tutta questa normalità si potranno anche trovare attacchi a politici, commenti razzisti o altro.

Del tipo, primo post “ieri sono andato in Chiesa a pregare per un mondo migliore” post seguente con la foto di un naufragio con il commento “queste scimmie devono affogare tutte”. Ecco, questo ahimè è indice di normalità… Invece il profilo fake fa fatica a mostrare il suo lato personale perchè non esiste. Quindi troverete solo e soltanto tweet, commenti, post monotematici o aventi lo stesso scopo senza nessun tipo di contaminazione inerente la sfera personale delle amicizie, delle parentele o degli interessi. Facile a questo punto riconoscere “gruppi, pagine, profili twitter” con queste prerogative, se vi unite ad un gruppo con il nome di “Mario Rossi ha distrutto l’Italia e i suoi amici continuano a mangiare mentre voi morite di fame” non vi state iscrivendo ad un gruppo creato dal vostro vicino di casa che sta incazzato perchè non riesce ad arrivare a fine mese. No, vi state iscrivendo ad un gruppo creato da un’organizzazione precisa, occulta che sta usando la vostra rabbia per scopi meno “trasparenti”. Questi scopi possono essere di natura politica, ma possono avere anche una rilevanza di tipo economico, un guadagno facile che si ottiene veicolando traffico verso siti con pubblicità pay per click.

Ma quindi chi crea questi account? non può essere lo stesso cittadino italiano che si nasconde dietro un nickname? diciamo che abbiamo iniziato in questo modo ma che oggi per lo più dietro a questi profili ci sono vere e proprie agenzie con strategie mediatiche prestabilite da regie sconosciute ed applicate secondo copioni prestabiliti. L’obiettivo è chiaro, ed è quello di indirizzare l’opinione pubblica verso il sostegno o l’opposizione ad una determinata politica governativa o fare business. La strada più breve è quella di alimentare un odio che con estrema semplicità fa breccia in un popolo già afflitto da crisi economica e da anni di politica che o non è riuscita a risolvere i problemi delle persone o non è riuscita comunque a spiegare cosa stava accadendo con chiarezza. Chi crede che queste notizie nascano spontaneamente tra i cittadini incazzati crede alle favole. Queste campagne nascono e muoiono in precisi contesti storici e riproducono all’infinito la stessa disinformazione utilizzando per l’appunto milioni di account finti da utilizzare come megafoni che non solo convincono le masse ma LE ARRUOLANO.

Il classico meme o infografica difficilmente viene creato mentre si spolvera una scrivania o mentre si cazzeggia su Facebook. Qualcuno quelle cose le ha pensate e poi create ad arte. La prima regola in questi casi sarebbe quella di cercare altre fonti, approfondire anche consultando Media che riteniamo “nemici”. Ultimamente si può anche ricorrere a servizi di Fact Checking (butac, pagellapolitica, agi-fact-checking…) sempre più presenti anche in Italia e che tentano da un punto di vista giornalistico di arginare un fenomeno tutt’altro che sotto controllo.

Mettiamo un bavaglio ad Internet? No, non credo che questa sia la soluzione, credo piuttosto che pur faticando valga la regola anglosassone che il “Bad Speech” si combatte con il “more speech”, ma piantiamola di affidarci al nostro intuito per valutare la veridicità delle informazioni. Il confine tra complici e vittime è molto sottile e qualcuno inizia a teorizzare che “le masse vogliono, bramano e anelano le catene che le tengono schiave“.


Quindi cosa fare se si riconosce questa pratica?
La prima cosa da fare dovrebbe essere un obbligo morale per tutti noi, segnalare l’account a chi lo ospita (Facebook, twitter, google…) e poi i più coraggiosi possono anche provare a lavorare come “antivirus” commentando e citando più fonti attendibili per smascherare la “truffa”.
Per la prima pratica non ci sono controindicazioni per la seconda aspettatevi palate di insulti, offese e schifezze di vario genere. Tenete presente una cosa, spesso il primo a lanciarsi nell’offesa personale è proprio questo FAKE ACCOUNT perché protetto da tecniche atte a nascondere la vera identità di chi sta usando il profilo… quindi in pratica non rischia nulla, ma tutti gli ignari seguaci commentatori inizieranno a loro volta ad offendere in preda ad un raptus da effetto branco, ma lo faranno con il loro nome e cognome. Quindi per assurdo chi ha acceso la miccia sarà al sicuro da eventuali querele ma tutti gli altri no… e spesso si pagano conti salati.

In pratica siamo fottuti, ma se proprio vogliamo sforzarci di trovare un lato positivo allora dico che oggi abbiamo l’opportunità di andare controcorrente rimanendo autentici, disponibili, competenti e umani. Si, è assurdo, ma oggi possiamo essere gli alternativi facendo quello che in una società sana è normalità. Come non approfittare di questa straordinaria occasione.

Ma come cazzo ci siamo arrivati?

Avevo preparato quest’immagine ben prima della tragedia della discoteca di Corinaldo perchè questo è un lamento che va oltre questa disgrazia. Non servirebbe nemmeno commentarla ma io veramente vorrei capire come i ragazzi di oggi possano considerare questi “fenomeni” trap (?) dei miti e guardate, non è il solito post “bacchettone”, perché molti dei personaggi che ho inserito in quest’immagine non erano proprio dei Santi. No, non lo erano, ma avevano tanto da dire e non erano assolutamente degli ignoranti. Invece basta una piccola ricerca su wikipedia per capire cosa sta dietro il movimento trap “I temi tipici rappresentati nei testi sono la vita di strada tra criminalità e disagio, la povertà, la violenza, la prostituzione, i vestiti firmati e lo spaccio di sostanze stupefacenti” che possono anche essere temi interessanti se affrontati con il taglio giusto, quello del disagio sociale, ma qua invece siamo all’esaltazione della criminalità di strada, che trasforma teppistelli senza talento in veri e propri miti del nostro tempo. Boh, non avrei mai pensato di vietare ai miei figli un genere musicale, ma lo sto facendo. Quando avranno tutte le informazioni, dopo aver sentito The Beatles,  Pink FloydLou Reed, Led Zeppelin… e tutti i cantautori italiani avranno la facoltà di scegliere liberamente, fino ad allora, da buon rompicoglioni, musica forzata dei vecchi!!!

Dalla Rivoluzione francese alla rivolta dei Gilet Gialli (sigh!)

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Premessa, più o meno tutti noi italiani odiamo Macron e quella Francia con la puzzetta sotto al naso, quindi capisco il sentimento alla base del grande entusiasmo che ho osservato in articoli e commenti italioti sparsi sul web. Ma c’è qualcosa che non mi convince… cosa c’è non si può criticare Macron? ceeeeerto che si può ma credo che lo stiamo facendo nel modo sbagliato. Non è la tassa sbagliata, ma quello che Macron rappresenta. In pratica a me sti gilet gialli a tutto fanno pensare tranne che ad una rivoluzione, mi sembrano più i patetici “Forconi” d’oltralpe. Per comprendere meglio il mio pensiero dividiamo il mondo in due grandi fazioni, quelli che credono che il riscaldamento globale è solo un’invenzione di qualche intellettuale annoiato e quelli che cercano di sensibilizzare le persone e i governi ad una maggiore cura del nostro pianeta prima di arrivare ad un punto di non ritorno. Ora andiamo a vedere cosa sta succedendo in Francia. Queste persone protestano contro l’aumento delle tariffe della benzina (carbon tax), che fa parte del progetto politico del governo Macron di tassare i carburanti sia per finanziare progetti ambientali, sia per detassare il lavoro. Uhm… allora è un pò complicato… mo da che parte mi metto in questo caso specifico… certo stare dalla parte del popolo è fico a prescindere, ma in questo caso io a quale fazione appartengo? Beh io sono tra quelli che credono nel surriscaldamento globale, tra quelli che ritengono che i combustibili fossili vadano superati prima o poi e quindi dove cazzo mi colloco ora? Allora facciamo così, tu Macron sei veramente antipatico, mi fai incazzare quando dai lezioni agli italiani sull’accoglienza e poi di nascosto respingi bambini, donne e anziani a calci in culo in Italia… Gabriè non cambiare discorso, parliamo dei Gilet Gialli… uhm… vebbè, mannaggia, allora dico che in linea di massima questa tassa la capisco e che è vero, “una volta i cittadini francesi sfidavano le autorità per lottare contro l’aumento delle tariffe del pane, contro i privilegi di classe della nobiltà, e combattevano per guadagnarsi il diritto a partecipare alla vita politica” e oggi lo fanno per la benzina e forse domani lo faranno per l’iphone. Ma tu Macron hai qualche responsabilità con tutto questo? diciamolo, fai un bel programma ma un pò rappresenti quello che cerchi di combattere in quanto alfiere e protagonista recente del disastro economico, sociale e politico della nostra società. Quindi riassumendo a me non piace né il tizio con il Gilet giallo né Macron… ecco si, preferisco la vera Rivoluzione Francese e tutte quelle azioni che ci aiuteranno a passare dall’età del petrolio all’età di qualcosa di meglio… magari così ci evitiamo pure qualche guerra e ci leviamo dalle palle (francesismo) sti arabi coperti d’oro.

Haters e Giudici del Web

Non è normale che “cultura” e “bontà” oggi siano prese come accezioni negative, se uno studia è un idiota, se uno è buono d’animo è un pirla. Credo che la società di oggi sia molto più cattiva e spietata di quella di ieri e sono fermamente convinto che la responsabilità di tutto questo non è dei videogame caro Calenda, ma di chi per anni ha alimentato la gogna mediatica, fake news, scoop da novella 2000, di chi ha trasformato avversari politici in nemici della Nazione. Grazie a questo modo di fare ci ritroviamo un paese che è un contenitore esplosivo di Haters e giudici del web. Anche per questo non ho mai gioito dei guai giudiziari di Virginia Raggi e non ho mai preso parte al linciaggio mediatico subito da pinco o pallino. Analizzando la storia recente del nostro paese forse tutto inizia con il “famoso” lancio di monetine a Bettino Craxi… per poi passare ai forconi ed arrivare agli urlatori giustizialisti monodirezionali di oggi. Come già detto in precedenza io sono per la certezza della pena, chi sbaglia paga, ma politica dell’insulto, quella fatta dentro i tribunali ci ha reso tutti più superficiali portando l’identità a snaturarsi e fondarsi semplicemente sul nemico. “Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso” con questa frase potremmo riassumere il clamoroso tracollo della sinistra e i futuri disastri che sono dietro l’angolo.

Te la do io la Prescrizione!

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Devo avere qualcosa di malato in testa. Anche su questa vicenda della prescrizione la vedo diversamente… Mi chiedo, cosa è veramente tragico, un processo che dura 15/20 anni o la prescrizione, senza la quale ci sarebbero veri e propri ergastoli giudiziari, anche per tanti innocenti.
La politica, lo Stato dovrebbero farsi carico del “principio della ragionevole durata del processo senza comprimere i diritti e le garanzie del cittadino”, che vengono prima di ogni altra cosa!!! Inoltre dovrebbero assicurare lo svolgimento dei processi in tempi brevi e ragionevoli e allo stesso modo garantire la certezza della pena. Ecco, questa si che sarebbe stata una riforma “epocale”. Per me è semplicemente un’altra occasione persa.

#SottoMarinoDimettiti

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Prendersela con la Raggi per i disagi provocati dal maltempo è ridicolo. Così come era ridicolo quando la Raggi e Di Battista se la prendevano con Marino. L’ennesimo boomerang della politica dei Tweet. Come scrivono persone più “esperte” di me è il Clima e il riscaldamento globale che dovrebbero essere sotto i riflettori della politica.

Quando Grillo sbaglia è un comico, altrimenti è uno statista

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A questo punto facciamo tutti i comici, così possiamo dire quello che vogliamo, tipo rimuovere il Presidente della Repubblica, condannare tutti senza processo, prendere in giro gli autistici con gremite platee che ridono di queste mostruosità. Il prossimo passo sarà prendere a modello la rupe degli spartani, così ci si potrà occupare anche degli altri bambini con handicap. 

#primagliitalianinormali 
#tuteladellarazza