Gabriele

Gabriele NoWhere Venturini. Dopo aver studiato archeologia Medioevale all'Università "La Sapienza" di Roma ho pensato bene di fare l'informatico per lavoro. Ho fatto l'amministratore nella mia città con una delega alla Cultura e oggi mi lecco le ferite scrivendo e fotografando cose.

Chi sbaglia paga, anzi no…

Ciao Gabriele, volevo esprimerti solidarietà per quello che ti è successo. E’ capitata una cosa simile a “mio padre/mio zio/mio fratello/me…” purtroppo quando finisci nelle mani di queste persone oltre ad essere innocente devi avere anche molta fortuna.

Questa è la frase che ho sentito più spesso in questi anni e mi ha fatto riflettere. Ho capito che esistono tantissimi casi meno “pubblici” di mala giustizia che pochi conoscono e poi, questo fatto di dover avere anche fortuna per uscirne puliti è veramente inaccettabile.

Non sono in grado di dare soluzioni, ma una cosa è certa, non è possibile che esistano ruoli così importanti non soggetti ad una sorta di “meritocrazia”. Forse il “chi sbaglia paga” non è applicabile in questi casi, a fatica posso pure capirlo. A fatica perché quando frequenti i tribunali vedi e senti da tutte le parti, la legge è uguale per tutti, chi sbaglia paga…

Ma questo vale veramente per tutti? se uno sbaglia 10, 100 volte possiamo lasciarlo a far danni all’infinito solo perché è un PM?
Ci sarà pure un ufficio fotocopie o qualcosa di alternativo da fargli fare.
A parte gli scherzi la questione è complessa e sinceramente questo fatto che la politica non può nemmeno parlarne (altrimenti passa per la casta che vuole difendere se stessa) è inquietante.
A volte mi chiedo se lo Stato è veramente in mano al parlamento eletto, perché è vero, “la magistratura non dovrebbe essere un potere, ma un “ordine” amministrativo dello Stato“.

La giustizia farà il suo corso è l’affermazione più coraggiosa che un politico oggi può fare quando si rivolge alla magistratura.

Tuteliamo le persone serie, che sono la stragrande maggioranza dei PM, ma troviamo anche una soluzione per rimuovere chi non è in grado di fare il proprio lavoro. A volte, come nel caso del video, si fa anche fatica a chiamarli “sbagli”.

Il video è datato ma vale la pena riproporlo.

Il senso della giustizia e la bava

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Oggi ho letto sulla Stampa altre dichiarazioni del grande #davigo. Il quale prima afferma che “L’unica parte buona del processo è il pm, le parti private fanno i propri interessi” e subito dopo, parlando di risarcimenti per ingiusta detenzione afferma che “In buona parte non si tratta di innocenti, ma di colpevoli che l’hanno fatta franca”, già in passato autore di affermazioni del tipo “non esistono politici innocenti, ma colpevoli su cui non sono state raccolte prove”. Quanto tutto questo sia lontano da quella carta straccia chiamata “Costituzione” mi sembra abbastanza evidente. E’ altrettanto chiaro che se un qualsiasi politico esprime “vicinanza” ad un pensiero di questo tipo io mi colloco automaticamente dalla parte opposta. Ed è inutile che vi incazzate cari “forcaioli del quando ci fa comodo”, perché quella sorta di linea di demarcazione tra politica e magistratura, quel confine che in alcuni momenti storici è stato ridotto pericolosamente lo avete fatto crollare voi aderendo pedissequamente a pensieri mostruosi di questo tipo. Ora tutti con la bava alla bocca su Formigoni in carcere mi raccomando…

L’odio diventa codardo, se ne va mascherato in società e si fa chiamare giustizia.

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Lo scrittore austriaco Schnitzler, autore del pensiero che ho utilizzato come titolo di questo scritto, rappresenta con una modernità sconcertante quello che penso oggi quando vedo carissimi amici che gioiscono dell’arresto dei genitori di Renzi. Si, devo dire la verità, mi fa un certo effetto… purtroppo quando il tifo politico ti fa dimenticare d’emblée il principio della presunzione di innocenza c’è poco da commentare, qualcuno diceva che il giustizialismo è un’aberrazione, e in effetti lo è.

A chi cerca di informarsi leggendo articoli di cronaca giudiziaria voglio invece dedicare una piccola riflessione.

Quasi tutte le ricostruzioni giornalistiche che possono essere prodotte subito dopo un arresto si basano solo e soltanto sul materiale prodotto dall’accusa, “teorie accusatorie” quindi che rappresentano una lettura dei fatti assolutamente di parte. Leggere ci farà sicuramente bene ma dovremmo tutti evitare di giungere a conclusioni affrettate e attendere che l’iter giudiziario vada avanti… capire cosa accade il giorno dopo è complicato… direi impossibile. Non posso non ricordare che in quei momenti, per la mia vicenda personale, quasi tutti gli articoli raccontavano di un lurido assessore che faceva fare lavori alla società del padre e altre stronzate simili. Tenete presente che molte di queste accuse non sono mai entrate in tribunale. Quello che è successo in seguito lo sapete tutti, dopo tre anni arriva il “ci siamo sbagliati”.

Aprile 2016 – Il Centro
Dicembre 2018 – Il Centro

Credetemi, c’è solo da aspettare ed io fino a quando non ci sarà una sentenza definitiva nei tre gradi di giudizio non dirò una sola parola contro questi due signori.

Tra l’altro non posso non notate l’assordante silenzio che arriva dall’altra parte della barricata, perché tutto questo accade mentre il Pg della Cassazione chiede di condannare con censura il “potente” PM woodcock per le irregolarità dell’inchiesta Consip, ma non chiede nessuna sanzione più pensante perché dice che “bisogna tenere conto del suo percorso professionale privo di incidenti”. In pratica tutti gli arrestati poi assolti (oltre 100) non sono incidenti ma semplici numeri. Numeri che però in precedenza erano grossi “Faccioni” messi in prima pagina, faccioni con una vita, una famiglia e che, anche se incensurati, non hanno avuto lo stesso trattamento di “favore”.

Per chi volesse approfondire la mia vicenda personale, suggerisco alcune letture:
Intervista a “Il Centro” dopo la sentenza

Importante inchiesta giornalistica di site.it sulle carte del processo (per molti ancora in corso)
Parte I: L’inchiesta si sgonfia…
Parte II: Giornalista come agente provocatore?…
Parte III: Esiste dunque un giudice a Berlino…
Parte IV: Il Peccato Originale…
Parte V: Anonimo tagliacozzano…

Sei stato tu! no hai iniziato prima tu!

No, non stiamo per raccontare il classico litigio tra due bambini di 10 anni, parliamo invece della recente crisi diplomatica tra ITALIA e FRANCIA. Certo è molto facile prendersela con i Francesi, ne hanno fatte e dette di cose negli ultimi anni e capisco la pancia delle persone. Però se sei uno di quelli che ritiene che l’antipatia per i cugini d’oltralpe giustifichi ogni cosa allora lascia perdere, non leggere il ragionamento che seguirà perché ti farei solo perdere del tempo.

Non c’è mai stata una grande sinergia tra l’Italia e la Francia negli ultimi mesi, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato l’incontro del nostro Vice Premier Luigi di Maio con i Gilet gialli. Questa reunion può essere considerata normale come ci vuol far credere Luigino? è stata esagerata la reazione della Francia? No e No. Io sinceramente faccio fatica a ricordare un episodio di questo tipo. Cioè un episodio dove uno dei massimi esponenti del nostro governo si reca in un paese alleato e va ad incontrare, sodalizzare e incitare un movimento di piazza eversivo che da mesi devasta ogni sabato le principali città francesi e attenta alla sicurezza delle sue istituzioni. Ora capisco che si cade facilmente nel ragionamento, Macron è uno stronzo e quindi Di Maio ha fatto bene… e questo è un ragionamento che ognuno di noi (forse) può fare, ma non può farlo un capo di stato o un vice premier perché in gioco ci sono interessi che vanno oltre la becera campagna elettorale per le Europee 2019. Così tanto per dire, la Francia è il nostro secondo “cliente”, cioè è il secondo stato (nel mondo) che spende di più per acquistare “cose” italiane. La #Francia richiama il suo ambasciatore come nel 1940, AirFrance si ritira dal salvataggio di Alitalia e forse si tira fuori anche dall’accordo per accogliere migranti su base volontaria. Poi una serie di danni collaterali tipo lo spread che risale a 280. Ma #facciamorete il cazzo! qua manca proprio l’ABC… siamo sempre più isolati dal resto d’Europa dove l’Italia, 3 forza, è fuori dai tavoli che contano e tenta pseudo alleanze (solo a scopo propagandistico) con devastatori di piazze, leader xenofobi e neonazisti. Il governo dell’isolamento più che del cambiamento cerca da un lato di rafforzare i rapporti con i Paesi del blocco di Visegràd mentre dall’altro attacca quotidianamente grandi paesi storicamente alleati per puro tornaconto elettorale. I risultati di questa strategia sono grandiosi: “pochi mesi fa, il ministro delle Finanze austriaco, Hartwig Löger, ha chiesto alla Commissione europea di avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la legge di bilancio. Viktor Orban, primo ministro ungherese e grande amico di Matteo Salvini, ha più volte chiarito che l’Ungheria non accoglierà mai i migranti.”


In poche parole “Vogliamo fare deficit e ci alleiamo con i promotori dell’austerity. Chiediamo la redistribuzione dei migranti e ci alleiamo con Paesi illiberali e xenofobi.”

Io non metto nessuna bandiera francese fuori il balcone di casa ma una cosa è certa noi siamo riusciti nell’impresa di essere contemporaneamente soli e male accompagnati. Siamo continuamente vittime di un movimento che sfrutta l’interesse diretto e immediato dei cittadini che non sempre corrisponde all’interesse nazionale. Tosta è? ma non saprei come descrivere meglio un Di Maio (non solo lui in realtà) che oggi eleva strumentalmente il sentimento popolare ad argomento da utilizzare nelle relazioni internazionali.

Quando hai sia una carica di governo che una politica non puoi mettere in secondo piano le “responsabilità di governo” che vengono prima degli interessi beceri elettoralistici, non è che abbiamo l’orecchino al naso è. Ok le schermaglie dialettiche, ci sono sempre state, ma quell’incontro no, non ha senso. Se fosse andato solo Di Battista non sarebbe successo tutto questo. Siamo proprio all’ABC… Macron sarà anche il più antipatico del mondo ma se 20.000.000 di elettori francesi lo hanno votato in regolari elezioni (senza menare nessuno o incendiare città) allora un esponente di un governo alleato non può incontrare un movimento eversivo di piazza di circa 250.000 persone che tenta di sovvertire le sorti di un governo eletto democraticamente. In pratica sembra un fottutissimo Déjà-vu dove il m5s tenta di scimmiottare forze di destra (Salvini) così come in passato il PD cercò di copiare Berlusconi. Il risultato sarà lo stesso?
#vatuttobene #soliemaleaccompagnati

Navigator a Vista

C’era una volta la favola della meritocrazia e della trasparenza, una bella storiella che ci è stata propinata per anni, ora è vecchia però, ci sono le Europee, i tempi per i concorsi sono troppo lunghi. Oggi questa favoletta tanto carina sta per essere superata con le 10.000 assunzioni dei Navigator pagate con denaro pubblico (200.000.000 di euro) con procedura di selezione consistente in un colloquio. Tra l’altro anche la storiella bellissima delle stabilizzazioni nel mondo del lavoro sarà superata da questa operazione. I navigator saranno dei precari e ci si affida ad una partecipata proprio per dribblare i concorsi. Data Elezioni europee fine maggio, inizio procedure assunzioni Navigator maggio… Un vero e proprio capolavoro che merita 6 stelle cazzo! Affrettatevi e invece di continuare a studiare utilizzate la vostra bussola da futuri navigator per trovare i “santi” a cui raccomandarvi… vento in poppa!!

Il bordello è l’unica istituzione italiana dove la competenza è premiata e il merito riconosciuto.

INDRO MONTANELLI

Il Linciaggio di New Orleans

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Sto per raccontarvi una di quelle pagine di storia che raramente si studiano a scuola e che nessuno ricorda più, anche se parliamo di fatti relativamente recenti. Non è un racconto breve e non c’è il titolo “acchiappa” click, quindi c’è da LEGGERLO TUTTO. Se ritenete la lettura di testi più lunghi di un Tweet troppo complessi e noiosi allora lasciate perdere subito.

Sono passati pochi anni dall’unità d’Italia ed è in atto un vero e proprio esodo dall’Europa a Stati Uniti, America del Sud e Australia. In riferimento alla sola Italia possiamo dire che partirono oltre 14 milioni di connazionali e intere cittadine, dal nord al sud, dimezzarono la loro popolazione. I fatti che sto per descrivere hanno luogo a New Orleans nel 1888, una città di dimensioni considerevoli con un popolazione di circa 250.000 persone, una delle principali aree urbane dell’intera America del Nord.

XOS862693 New Orleans, Louisiana, Mardi Gras Day, the “Red” Pageant, c.1890-1910 (b/w photo) by Detroit Publishing Co. (1880-1920); Private Collection; American, out of copyright

E’ in questa città che vivono circa 30.000 italiani, perlopiù maschi siciliani arrivati grazie ad una rotta navale che collegava Palermo e New Orleans. Per queste persone il destino era segnato, in pratica quasi tutti finivano in quartieri isolati e degradati, dei veri e propri ghetti, nelle periferie della città. Vivevano ammassati in appartamenti fatiscenti e venivano fin da subito sfruttati dalle organizzazioni criminali locali.

Persone ammassate sul ponte

Facciamo un piccolo passo indietro, soffermiamoci un secondo sul viaggio transoceanico. La traversata poteva durare anche un mese e per la maggior parte dei passeggeri (II e III classe) il biglietto comprendeva un sacco imbottito di paglia e un orinatoio ogni 100 persone. Le cuccette, alte tra il metro e sessanta e il metro e novanta, venivano ricavate nei corridoi e l’igiene e la pulizia erano costantemente in contrasto con la speculazione. Anche qui la storia si ripete, infatti il trasporto di emigranti fu un grosso affare per la marina mercantile italiana e consentì ai nostri porti di inserirsi nel mercato internazionale dei trasporti marittimi dove, fino ad allora, avevano occupato una posizione del tutto marginale.  Le malattie come gli abusi dell’equipaggio erano all’ordine del giorno. Un particolare che mi ha colpito molto è legato alla conservazione dell’acqua potabile e descrive benissimo il quadro generale di questi viaggi. Tutte le scorte di acqua destinate ai passeggeri venivano conservate in delle casse di ferro rivestite di cemento. Cemento che tendeva a sgretolarsi durante il viaggio a causa del rollio della nave, tanto che l’acqua si intorbidiva a tal punto da assumere un colore rosso per il contatto con il ferro. Le persone a bordo bevevano questo frullato di cemento e ferro per settimane. A bordo respirare era quasi impossibile, l’aria era piena del fumo e dei vapori delle macchine, i letti erano sacchi di paglia increspati e maleodoranti sistemati in anguste cuccette di legno. Per fuggire da questi miserevoli ambienti, appena possibile, tutti salivano sul ponte superiore e sedevano all’aperto. La durezza del viaggio peggiorava le condizioni fisiche dei passeggeri che, in molti casi, erano scarse già prima della partenza.

Se Dante avesse conosciuto ciò ch’erano le terze classi de’ transatlantici nel 1885, per certo ne avrebbe descritta una e l’avrebbe allogata nell’inferno e vi avrebbe inchiodato i peccatori de’ più neri peccati


Guglieri

Torniamo a New Orleans. Come già scritto in precedenza le comunità di immigrati italiani erano particolarmente chiuse e isolate. Il sentimento anti-italiano (ma anche più in generale anti-straniero) era piuttosto diffuso nella popolazione locale. Il pregiudizio più comune era che gli italiani nascessero di indole violenta, che fossero tutti mafiosi, ma anche eccessivamente sentimentali, superstiziosi, rozzi e ignoranti. Molti erano gli appellativi usati in senso dispregiativo: guinea (schiavo negro), dago (pagati a giornata), greaseball (palla di grasso), wop (guappo). In particolare per i siciliani c’era poi un occhio di riguardo, di pelle un po’ più scura, erano considerati l’anello mancante, una via di mezzo tra bianchi e negri, per via della carnagione olivastra. Un’altra curiosità, spesso gli italiani non venivano classificati come bianchi sui documenti, ma accanto al colore della pelle veniva messo un punto interrogativo.

Nulla può essere più efficace nel descrivere il sentimento dilagante che le parole del Sindaco di New Orleans di quel tempo, Joseph Ansoetegui Shakspeare (sposato tra l’altro con una immigrata tedesca):

“…questa parte del paese (sud della Louisiana) è stata purtroppo scelta da immigrati provenienti dalle peggiori classi d’Europa, italiani del sud e siciliani. New Orleans ha una proporzione insolitamente elevata di immigrati da questi paesi e noi li troviamo i più indolenti, malvagi e indegni individuiche sono tra di noi. Una grossa percentuale di loro fugge dalla giustizia, o sono ex-carcerati aiutati ad emigrare dal governo o dalla loro comunità che cerca così di liberarsene. Essi raramente mettono su casa, si riuniscono in bande, non imparano la nostra lingua, non hanno rispetto ne’ per il nostro governo e ne’ per l’obbedienza alle sue leggi. Monopolizzano il commercio della frutta, delle ostriche o del pesce e fanno quasi sempre i venditori ambulanti, gli stagnini, o i calzolai (gli ultimi due mestieri li imparano nelle loro prigioni in patria). Sono sudici nelle loro persone e nelle loro case; le nostre epidemie quasi sempre originano dai loro quartieri. Sono privi di coraggio, onore, verità, orgoglio, religione o qualsiasi altra qualità che definisce il buon cittadino. New Orleans potrebbe anche permetterselo (se una tal cosa fosse legale) di pagare per farli deportare. Con l’eccezione dei polacchi, non conosciamo nessun’altra nazionalità che è peggiore come gente.”

Parole che fanno venire i brividi e sono ancora più pesanti perché pronunciate da un Sindaco nel 1888… ben 130 anni fa. Ora che abbiamo descritto il “clima” sociale di questa prosperosa città americana passiamo ai fatti.

Qualche anno dopo le belle parole del Sindaco (il sentimento anti-straniero era diffuso tra tutta la popolazione) il 15 ottobre del 1890 accade un fatto di cronaca grave, venne ucciso il capo della polizia di New Orleans David Hennessy. Il poliziotto di origine Irlandese fu freddato da diversi uomini armati mentre tornava a casa dal lavoro. Non era un Santo… il suo amico Bill O’Connor, che lo aveva portato su quella strada e poi lo aveva lasciato andare a casa solo è il primo ad arrivare al suo capezzale. Più tardi, nella notte, dirà ai reporter che si affollarono all’ospedale: «Mi sono chinato su di lui e gli ho chiesto: “Who gave it to you, Dave?” He replied: “Put your ear down here”. As I bent down again, he whispered the words: Dagoes (italiani)».

L’uomo ucciso era molto importante e la pressione per l’arresto dei responsabili dell’omicidio era alle stelle. I primi indiziati furono fin da subito gli italiani, sia per la testimonianza dell’amico (unica in realtà, a nessun altro il poliziotto forni le stesse dichiarazioni prima di morire) e sia perché Hennessy a seguito di un attentato ai danni della famiglia Matranga, aveva pubblicamente dichiarato che avrebbe testimoniato in favore dei Provenzano, famiglia con cui, probabilmente, era colluso. La città era infatti divisa in una terribile faida tra le famiglie Provenzano e Matranga.

David C. Hennessy

La stessa notte arrivarono ben 50 arresti e a seguire una retata che coinvolse 250 siciliani di New Orleans. Era l’occasione che il sindaco cercava per stangare gli italiani. Joseph Macheca e Charles Matranga, i siciliani più in vista, vennero arrestati per complotto, nonostante quella sera fossero a teatro. Bambini di dodici anni entrarono in galera e nel giro di poco tempo uno spaventoso cortocircuito si abbatté sulla comunità siciliana. Il sindaco diede ordine di fermare o arrestare ogni italiano sospetto, fece un editto in cui considerava responsabili dell’omicidio tutti i siciliani che non collaboravano con la polizia. Quando le “indagini” finirono andarono a processo, nel 1891, 19 imputati. L’accusa sosteneva che la mafia siciliana aveva ordito un complotto per uccidere il capo della polizia e che la responsabilità era della famiglia Matranga. Fin da subito si scoprì che la procura non aveva niente in mano tanto che nemmeno la giuria popolare se la senti di condannare gli italiani. Furono tutti assolti in tribunale, ma non uscirono mai da quel carcere vivi. Il giorno seguente su molti quotidiani locali i cittadini trovarono appelli di questo tipo:

Mass Meeting
All good citizens are invited to attend a mass meeting on Saturday, March 14 1891, at 10 o’clock a.m., at Clay Statue, to take steps to remedy the failure of justice in the Hennessy case.
Come prepared for action.

Il corteo, capeggiato dall’avvocato William Parkerson e composto da 3.000 persone partì in direzione della prigione. La folla si fece strada all’interno della struttura e cominciò la caccia agli italiani precedentemente assolti al processo e in procinto di essere liberati. Vennero sfondate porte e controllata ogni cella. Dei 19 italiani assolti ne trovarono 11, ma tra questi almeno tre erano semplicemente italiani e totalmente estranei ai fatti. Due furono impiccati e gli altri presi a fucilate, i cadaveri vennero infine trascinati fuori davanti alla folla inferocita.

fotografia della folla all’esterno del carcere

Nonostante l’indignazione internazionale la stampa locale e il sindaco Joseph Shakespeare difesero la popolazione, giustificando il massacro come “plausibile e in fin dei conti giusto“, nessuno degli uomini che presero parte al linciaggio, tutti perlopiù della classe borghese, venne mai processato per le proprie azioni. Teddy Roosevelt, che sarebbe diventato dieci anni dopo il presidente degli Stati Uniti, disse: «era tempo che a quella razza venisse data una lezione». La vignetta del 1888 allegata a questo articolo è del “The Mascot” quotidiano sensazionalistico di New Orleans e promotore/istigatore del linciaggio del 1891. Nella parte superiore ci sono tre quadranti e tre didascalie, nella prima si vedono gli italiani seduti su un marciapiede e descritti come “una seccatura per i pedoni”, nella seconda è raffigurata una stanza sovraffollata e descritta come “le loro camere da letto”, la terza raffigura uomini che litigano con coltelli e bastoni “un rilassante passatempo pomeridiano”. La parte inferiore della vignetta invece da delle soluzioni al problema (soluzioni poi messe in atto), come liberarsi di loro (buttandoli in mare) e come arrestarti (con manganelli e armi).

Letture consigliate:
Storia vera e terribile tra Sicilia e America

Di Enrico Deaglio

L’indigeno e il cavolfiore

C’era una volta… ehm… no, non è una favola di Esopo, ma è quello che sta accadendo in Sud America in questi giorni. Jair Bolsonaro il nuovo leader del Brasile non poteva iniziare il suo mandato peggio di così. A poche ore dal suo insediamento, con un ordine esecutivo, ha trasferito i poteri per la gestione e la creazione di nuove riserve indigene al ministero dell’agricoltura (perchè? cosa c’entra?). Qualche dubbio viene, perché è noto che questo ministero è da sempre controllato dalla potente lobby dell’agrobusiness. Tanto per fare un esempio concreto 800.000 km quadrati di foresta amazzonica sono scomparsi, lasciando spazio ad agricoltura ed allevamento. In pratica è come se fosse stato deforestato un territorio più grande dell’intera Spagna per far posto alle coltivazioni. Sia chiaro, queste al momento sono solo preoccupazioni, ma i suoi discorsi che strizzano l’occhio alla deforestazione selvaggia, i suoi pronunciamenti a favore dell’uscita dagli accordi di Parigi e il negazionismo climatico lasciano poco spazio alla speranza. Forse è anche per questo che Dinamam Tuxá, coordinatore nazionale dell’Associazione dei popoli indigeni del Brasile, parlava di prossimo “genocidio di Stato degli indigeni“.

Il nuovo Presidente è stato eletto da 58 milioni di Brasiliani che sperano possa mettere freno al declino dell’economia e alla violenza della microcriminalità, piaga che conta circa 60.000 morti l'anno, una sorta di guerra civile.

…e se fosse anche un pò colpa nostra?

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Di chi è la colpa se oggi questa società totalmente basata sull’apparire è più cattiva, superficiale e spregiudicata di ieri? Lo so, il titolo è un pò forte, ma non saprei come iniziare questa mia riflessione diversamente. Da sempre, ma negli ultimi anni con più efficacia, c’è un fenomeno che contribuisce a caratterizzare e plasmare in modo abominevole la società. Questo fenomeno è caratterizzato da un sempre più evidente tentativo di manipolare le masse utilizzando soprattutto il web come cassa di risonanza.
Qualcuno potrebbe dire, vabbè è la stessa cosa che accadeva con la televisione nel XX secolo. No, non è assolutamente la stessa cosa, la Televisione era uno strumento potentissimo ma “monodirezionale” dove il telespettatore subiva passivamente un messaggio, uno spot, una notizia. Il fenomeno di oggi è notevolmente più pericoloso ed efficace. Una campagna di disinformazione fatta oggi sul web può fare affidamento su milioni di “Fake Account” che rilanciano all’unisono una notizia (non tre televisioni ma milioni) e che nel giro di pochi minuti creano un vero e proprio esercito di militanti che diventano attivi e complici di questo fenomeno. Avete sentito parlare di una notizia che diventa virale? ecco questo è quello che accade spesso quando si pensano campagne di disinformazione che nascondono intenti tutt’altro che limpidi ed eticamente accettabili. Il trucco o meglio la scorciatoia per far funzionare questo meccanismo è quello di partire da un problema reale (immigrazione, disagio economico…) per poi romanzare, alzare i toni e individuare un “nemico” da colpire. Se esistesse un “HOW TO FORGE A GREAT FAKE NEWS” questi prerequisiti sarebbero alla base di tutto il tutorial.

Facciamo un esempio, partiamo dalla madre di tutte le bufale di questa nostra epoca: Saddam Hussein sta producendo armi chimiche e i nostri paesi sono in grave pericolo, i tuoi figli potrebbero non avere un futuro.

1. Problema Reale > Saddam Hussein è un pericoloso dittatore
2. Romanzo > Il nostro paese, le nostre famiglie sono in pericolo
3. Esito > Guerra
4. Reale Motivazione > Giustificare guerra, posizionamento strategico USA nel medio oriente.

Questo è un fenomeno abbastanza evidente per molti degli addetti ai lavori, che riconoscono con facilità le pratiche del “Click Bait” e altri sotterfugi legati ad un lato meno etico del web-marketing.

Recenti studi parlano di milioni di FAKE ACCOUNT che rilanciano notizie false/romanzate o che incitano all’odio, milioni di profili finti solo in Italia. Uno studio recente dell’University College London ha tentato di ricostruire le sorgenti e la diffusione dell’odio politico, razziale e antifemminista su internet a partire da 4chan, uno degli ”angoli più bui della Rete” dove uno può scrivere quello che vuole coperto da un anonimato reale e dove i messaggi si cancellano automaticamente dopo qualche ora. 

I risultati sono allucinanti, in pratica in questo sito (solo nella sezione presa in considerazione) l’offesa “nigger” (negro) compare 120 volte all’ora, e offese come “faggot” (frocio) e “retard” (ritardato) compaiono 60 volte l’ora. I ricercatori, uno è italiano tra l’altro, hanno poi selezionato i messaggi con termini che esprimevano “xenofobia, razzismo e in generale odio”, in soli due mesi ne hanno potuto osservare più di 8 milioni. Ora se vi dico che questo è stato uno dei siti più “attivi” pro Trump durante le presidenziali americane e che molti di questi messaggi poi si sono propagati su YouTube, twitter e altri social a velocità supersonica, c’è bisogno di spiegare quale può essere stato l’effetto sulla società americana? Bambini, adulti, insegnanti, professori, casalinghe, operai… nessuno è immune da questo bombardamento.

Oggi ho deciso di scrivere questo post dopo che uno di questi finti profili ha preso di mira un mio carissimo amico che lavora per l’UNICEF. Purtroppo c’è poca consapevolezza del problema anche se riconoscere questi profili fasulli dai classici “leoni da tastiera” non è poi così complicato.

Profili o bacheche di utenti reali rappresentano una vera e propria carta di identità della persona che scrive, quindi troverete un pò di tutto, da foto di vacanze al mare con la famiglia, a articoli che parlano di argomenti legati a passioni o interessi personali, a interazioni sociali con amici e parenti. Poi, in mezzo a tutta questa normalità si potranno anche trovare attacchi a politici, commenti razzisti o altro.

Del tipo, primo post “ieri sono andato in Chiesa a pregare per un mondo migliore” post seguente con la foto di un naufragio con il commento “queste scimmie devono affogare tutte”. Ecco, questo ahimè è indice di normalità… Invece il profilo fake fa fatica a mostrare il suo lato personale perchè non esiste. Quindi troverete solo e soltanto tweet, commenti, post monotematici o aventi lo stesso scopo senza nessun tipo di contaminazione inerente la sfera personale delle amicizie, delle parentele o degli interessi. Facile a questo punto riconoscere “gruppi, pagine, profili twitter” con queste prerogative, se vi unite ad un gruppo con il nome di “Mario Rossi ha distrutto l’Italia e i suoi amici continuano a mangiare mentre voi morite di fame” non vi state iscrivendo ad un gruppo creato dal vostro vicino di casa che sta incazzato perchè non riesce ad arrivare a fine mese. No, vi state iscrivendo ad un gruppo creato da un’organizzazione precisa, occulta che sta usando la vostra rabbia per scopi meno “trasparenti”. Questi scopi possono essere di natura politica, ma possono avere anche una rilevanza di tipo economico, un guadagno facile che si ottiene veicolando traffico verso siti con pubblicità pay per click.

Ma quindi chi crea questi account? non può essere lo stesso cittadino italiano che si nasconde dietro un nickname? diciamo che abbiamo iniziato in questo modo ma che oggi per lo più dietro a questi profili ci sono vere e proprie agenzie con strategie mediatiche prestabilite da regie sconosciute ed applicate secondo copioni prestabiliti. L’obiettivo è chiaro, ed è quello di indirizzare l’opinione pubblica verso il sostegno o l’opposizione ad una determinata politica governativa o fare business. La strada più breve è quella di alimentare un odio che con estrema semplicità fa breccia in un popolo già afflitto da crisi economica e da anni di politica che o non è riuscita a risolvere i problemi delle persone o non è riuscita comunque a spiegare cosa stava accadendo con chiarezza. Chi crede che queste notizie nascano spontaneamente tra i cittadini incazzati crede alle favole. Queste campagne nascono e muoiono in precisi contesti storici e riproducono all’infinito la stessa disinformazione utilizzando per l’appunto milioni di account finti da utilizzare come megafoni che non solo convincono le masse ma LE ARRUOLANO.

Il classico meme o infografica difficilmente viene creato mentre si spolvera una scrivania o mentre si cazzeggia su Facebook. Qualcuno quelle cose le ha pensate e poi create ad arte. La prima regola in questi casi sarebbe quella di cercare altre fonti, approfondire anche consultando Media che riteniamo “nemici”. Ultimamente si può anche ricorrere a servizi di Fact Checking (butac, pagellapolitica, agi-fact-checking…) sempre più presenti anche in Italia e che tentano da un punto di vista giornalistico di arginare un fenomeno tutt’altro che sotto controllo.

Mettiamo un bavaglio ad Internet? No, non credo che questa sia la soluzione, credo piuttosto che pur faticando valga la regola anglosassone che il “Bad Speech” si combatte con il “more speech”, ma piantiamola di affidarci al nostro intuito per valutare la veridicità delle informazioni. Il confine tra complici e vittime è molto sottile e qualcuno inizia a teorizzare che “le masse vogliono, bramano e anelano le catene che le tengono schiave“.


Quindi cosa fare se si riconosce questa pratica?
La prima cosa da fare dovrebbe essere un obbligo morale per tutti noi, segnalare l’account a chi lo ospita (Facebook, twitter, google…) e poi i più coraggiosi possono anche provare a lavorare come “antivirus” commentando e citando più fonti attendibili per smascherare la “truffa”.
Per la prima pratica non ci sono controindicazioni per la seconda aspettatevi palate di insulti, offese e schifezze di vario genere. Tenete presente una cosa, spesso il primo a lanciarsi nell’offesa personale è proprio questo FAKE ACCOUNT perché protetto da tecniche atte a nascondere la vera identità di chi sta usando il profilo… quindi in pratica non rischia nulla, ma tutti gli ignari seguaci commentatori inizieranno a loro volta ad offendere in preda ad un raptus da effetto branco, ma lo faranno con il loro nome e cognome. Quindi per assurdo chi ha acceso la miccia sarà al sicuro da eventuali querele ma tutti gli altri no… e spesso si pagano conti salati.

In pratica siamo fottuti, ma se proprio vogliamo sforzarci di trovare un lato positivo allora dico che oggi abbiamo l’opportunità di andare controcorrente rimanendo autentici, disponibili, competenti e umani. Si, è assurdo, ma oggi possiamo essere gli alternativi facendo quello che in una società sana è normalità. Come non approfittare di questa straordinaria occasione.

E’ qui la festa? No.

985 giorni con il pensiero costante di cosa avrei scritto oggi, perché sapevo che sarebbe arrivato questo momento. In questi anni “la bozza” di questo messaggio è cambiata di continuo, la classica immagine del tizio che scrive e poi butta il foglietto dopo qualche rigo di testo. Di solito scrivevo appunti prima di andare a dormire (non fatelo mai perchè è peggio di bere 1000 caffè). Oggi ci siamo, dopo tutte queste elucubrazioni ora dovrei essere pronto con la mia versione definitiva (v145.24) e invece no, non è così. Sto scrivendo ora, senza bozze e senza riflettere molto, sto scrivendo tutto da capo mentre butto quella che fino a ieri pensavo fosse l’ultima e definitiva nota. Le sensazioni di oggi sono totalmente diverse da quelle che immaginavo. Non ci sono feste, non ci sono pazze euforie o sbornie, c’è una strana (non saprei definirla diversamente) sensazione di felicità (sarei un ipocrita a negarla) intrisa di rabbia e tristezza. Si, oggi ho riscritto tutto perchè voglio che questo pensiero non sia più focalizzato sulla mia persona ma su tutte quelle persone che ancora non hanno avuto modo di chiarirsi come ho fatto io. Una HalfHappy face, una gioia a metà perchè una parte di me è rimasta dentro quell’aula. Chiudo ringraziando tutti per i tanti messaggi che mi state mandando in queste ore e poi un ringraziamento speciale all’amico Alessandro Fanelli che oltre ad essere stato per me un buon avvocato ha confermato di essere un grandissimo amico.

Ma come cazzo ci siamo arrivati?

Avevo preparato quest’immagine ben prima della tragedia della discoteca di Corinaldo perchè questo è un lamento che va oltre questa disgrazia. Non servirebbe nemmeno commentarla ma io veramente vorrei capire come i ragazzi di oggi possano considerare questi “fenomeni” trap (?) dei miti e guardate, non è il solito post “bacchettone”, perché molti dei personaggi che ho inserito in quest’immagine non erano proprio dei Santi. No, non lo erano, ma avevano tanto da dire e non erano assolutamente degli ignoranti. Invece basta una piccola ricerca su wikipedia per capire cosa sta dietro il movimento trap “I temi tipici rappresentati nei testi sono la vita di strada tra criminalità e disagio, la povertà, la violenza, la prostituzione, i vestiti firmati e lo spaccio di sostanze stupefacenti” che possono anche essere temi interessanti se affrontati con il taglio giusto, quello del disagio sociale, ma qua invece siamo all’esaltazione della criminalità di strada, che trasforma teppistelli senza talento in veri e propri miti del nostro tempo. Boh, non avrei mai pensato di vietare ai miei figli un genere musicale, ma lo sto facendo. Quando avranno tutte le informazioni, dopo aver sentito The Beatles,  Pink FloydLou Reed, Led Zeppelin… e tutti i cantautori italiani avranno la facoltà di scegliere liberamente, fino ad allora, da buon rompicoglioni, musica forzata dei vecchi!!!

La Fattucchiera Elettronica

Il problema è che come al solito si fanno le leggi senza prima ragionare sull’impatto che queste avranno sulle piccole realtà economiche. Io non sono contrario in assoluto alla fatturazione elettronica, anzi, penso che prima o poi ci si dovrà arrivare, ma non in questo modo. La verità è che non siamo pronti e con l’obbligo esteso a tutti, si andranno a colpire solo i più deboli, le piccolissime aziende che spesso non hanno nemmeno la posta elettronica e che ancora emettono fatture con la bic… si queste realtà esistono ancora e spesso sono anche eccellenze uniche che vanno assolutamente tutelate. Per loro ci sarà solo altra confusione, paure e costi extra. Non era forse meglio prevedere un periodo transitorio per le piccole partite IVA e iniziare obbligando solo le grandi aziende che di sicuro sono pronte e che dalla fatturazione elettronica potranno solo trarre benefici?

Il gioco olimpico dello sputare per aria senza spostarsi

Quando tiri palle di fango poi ti sporchi pure tu. Anche io ritengo scandalose le accuse a Di Maio figlio/Di Maio Padre, ma è un modus operandi ben conosciuto dai 5s e Travagli vari. Chiaramente ora tutti quelli massacrati da loro con lo stesso metodo “genealogico”, inquisitorio e forcaiolo provano a rifarsi e lo spettacolo è deprimente.

Dalla Rivoluzione francese alla rivolta dei Gilet Gialli (sigh!)

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Premessa, più o meno tutti noi italiani odiamo Macron e quella Francia con la puzzetta sotto al naso, quindi capisco il sentimento alla base del grande entusiasmo che ho osservato in articoli e commenti italioti sparsi sul web. Ma c’è qualcosa che non mi convince… cosa c’è non si può criticare Macron? ceeeeerto che si può ma credo che lo stiamo facendo nel modo sbagliato. Non è la tassa sbagliata, ma quello che Macron rappresenta. In pratica a me sti gilet gialli a tutto fanno pensare tranne che ad una rivoluzione, mi sembrano più i patetici “Forconi” d’oltralpe. Per comprendere meglio il mio pensiero dividiamo il mondo in due grandi fazioni, quelli che credono che il riscaldamento globale è solo un’invenzione di qualche intellettuale annoiato e quelli che cercano di sensibilizzare le persone e i governi ad una maggiore cura del nostro pianeta prima di arrivare ad un punto di non ritorno. Ora andiamo a vedere cosa sta succedendo in Francia. Queste persone protestano contro l’aumento delle tariffe della benzina (carbon tax), che fa parte del progetto politico del governo Macron di tassare i carburanti sia per finanziare progetti ambientali, sia per detassare il lavoro. Uhm… allora è un pò complicato… mo da che parte mi metto in questo caso specifico… certo stare dalla parte del popolo è fico a prescindere, ma in questo caso io a quale fazione appartengo? Beh io sono tra quelli che credono nel surriscaldamento globale, tra quelli che ritengono che i combustibili fossili vadano superati prima o poi e quindi dove cazzo mi colloco ora? Allora facciamo così, tu Macron sei veramente antipatico, mi fai incazzare quando dai lezioni agli italiani sull’accoglienza e poi di nascosto respingi bambini, donne e anziani a calci in culo in Italia… Gabriè non cambiare discorso, parliamo dei Gilet Gialli… uhm… vebbè, mannaggia, allora dico che in linea di massima questa tassa la capisco e che è vero, “una volta i cittadini francesi sfidavano le autorità per lottare contro l’aumento delle tariffe del pane, contro i privilegi di classe della nobiltà, e combattevano per guadagnarsi il diritto a partecipare alla vita politica” e oggi lo fanno per la benzina e forse domani lo faranno per l’iphone. Ma tu Macron hai qualche responsabilità con tutto questo? diciamolo, fai un bel programma ma un pò rappresenti quello che cerchi di combattere in quanto alfiere e protagonista recente del disastro economico, sociale e politico della nostra società. Quindi riassumendo a me non piace né il tizio con il Gilet giallo né Macron… ecco si, preferisco la vera Rivoluzione Francese e tutte quelle azioni che ci aiuteranno a passare dall’età del petrolio all’età di qualcosa di meglio… magari così ci evitiamo pure qualche guerra e ci leviamo dalle palle (francesismo) sti arabi coperti d’oro.

Mandrillo o Carne da Macello?

E si il fango, ve lo ricordate? quello che non viene mai lavato via, quello che viene usato per fomentare folle inferocite, per distruggere persone… quello che se casca sulla Raggi è brutto, ma se casca su altri è normale. In pochi si rendono conto di quanto sia inumano questo spregevole giustizialismo ed è anche per questo che sono rimasto molto sorpreso dalle parole di Gianni Melilla sull’assoluzione di Chiodi. Parole che arrivano da un avversario politico e per questo ancora più importanti:

L’assoluzione dell’ex Presidente della Regione Abruzzo Chiodi e degli Assessori Castiglione e Chiodi completa il quadro delle indagini giudiziarie sulle cosiddette “spese pazze” che hanno riguardato i consiglieri regionali della passata legislatura e che si sono concluse con la archiviazione o la assoluzione degli indagati.
Quelle vicende ebbero una eco enorme su tutta la stampa regionale e nazionale, e formarono l’opinione dei cittadini sulla Regione Abruzzo e in generale sui politici.
I qualunquisti ( non li ho mai chiamati populisti perché il popolo è una cosa seria e i populisti veri, quelli russi dell’Ottocento erano rivoluzionari che pagavano con la vita, come il fratello di Lenin, che fu impiccato, la loro lotta contro lo zarismo) sono stati i beneficiari elettorali e politici di quel clima di odio e disprezzo verso la politica e i partiti. Quei giornalisti che hanno soffiato sul fuoco dell’antipolitica con argomenti spesso falsi e pretestuosi dovrebbero riflettere sulla loro campagna contro partiti e istituzioni.
Libri e articoli, trasmissioni televisive, nuovi “politici” e jene di ogni risma , hanno picconato la democrazia rappresentativa e la politica. É il risultato oggi è una cultura popolare prevalente fondata sul nazionalismo, sulle promesse elettorali non realizzate ma che hanno rubato i voti, sulla demagogia e la lotta all’Europa ( e non invece a chi ha diretto le politiche europee della austerità, che niente però ha a che vedere con l’idea giusta e lungimirante della Unione Europea ).
Chiodi, Castiglione e Gatti escono dunque assolti, hanno pagato un prezzo politico grave e personalmente immagino la loro sofferenza durata tanti anni.
Lo stesso in questi anni é successo a tante altre persone delle Istituzioni. Riflettiamo tutti.
Chi ha condannato a priori strumentalizzando politicamente questa inchiesta, chi ha sparato i mostri in prima pagina, almeno chieda scusa e dia lo spazio giusto alla notizia della assoluzione .
Ma così non sarà purtroppo. E molti continueranno nella loro vocazione giustizialista ( salvo quando ci capitano loro e si scagliano contro chi si è comportato male, ma dimenticando quello che in questi anni hanno fatto ogni qualvolta c’è stata una inchiesta penale che riguardava politici e persone delle Istituzioni).
Per gli omicidi, o gli stupri, o le violenze sui minori, vi è stata una attenzione della opinione pubblica molto più bassa, di quella violenta che ha riguardato l’ inchiesta su Chiodi che è stata sulle prime pagine per giorni e giorni. Idem per tante altre inchieste che riguardavano amministratori e politici abruzzesi e italiani poi regolarmente assolti.
Nella mia vita politica non sono mai stato coinvolto in una indagine giudiziaria e dunque non ho nessun retropensiero per fare questa riflessione.
Dico che in questi anni, con il clima che si è creato nella pubblica opinione, si è operato un “colpo di stato” indolore e popolare contro i partiti, la politica e le Istituzioni.
Le colpe che pure ci sono state di molti politici, giustamente condannati, non giustificano nel modo più assoluto questo assalto violento alla democrazia e ai partiti che non a caso sono ormai scomparsi come strumenti di partecipazione politica.
Unica consolazione è ancora una volta la fiducia nel sistema giudiziario che alla fine emette le sue sentenze e stabilisce la verità definitiva in nome del popolo italiano. Fortunatamente spetta ai Giudici e ai Tribunali stabilire la verità e scrivere le sentenze, e non a presunte volontà popolari incattivite dalla propaganda vergognosa che ha infangato da troppi anni la Politica e i Partiti , con la P maiuscola

Gianni Melilla

Bangkok, the maeklong train Market

Le mie prime foto cercavano la pulizia assoluta dello scatto, mi dava fastidio anche il filo elettrico che scendeva sul muro di una casa. Ma la fotografia è un viaggio della mente, la tua percezione della realtà evolve e la tua sensibilità si plasma con le esperienze del tuo percorso di vita.

Haters e Giudici del Web

Non è normale che “cultura” e “bontà” oggi siano prese come accezioni negative, se uno studia è un idiota, se uno è buono d’animo è un pirla. Credo che la società di oggi sia molto più cattiva e spietata di quella di ieri e sono fermamente convinto che la responsabilità di tutto questo non è dei videogame caro Calenda, ma di chi per anni ha alimentato la gogna mediatica, fake news, scoop da novella 2000, di chi ha trasformato avversari politici in nemici della Nazione. Grazie a questo modo di fare ci ritroviamo un paese che è un contenitore esplosivo di Haters e giudici del web. Anche per questo non ho mai gioito dei guai giudiziari di Virginia Raggi e non ho mai preso parte al linciaggio mediatico subito da pinco o pallino. Analizzando la storia recente del nostro paese forse tutto inizia con il “famoso” lancio di monetine a Bettino Craxi… per poi passare ai forconi ed arrivare agli urlatori giustizialisti monodirezionali di oggi. Come già detto in precedenza io sono per la certezza della pena, chi sbaglia paga, ma politica dell’insulto, quella fatta dentro i tribunali ci ha reso tutti più superficiali portando l’identità a snaturarsi e fondarsi semplicemente sul nemico. “Se uno non ha un nemico non riesce a caratterizzare se stesso” con questa frase potremmo riassumere il clamoroso tracollo della sinistra e i futuri disastri che sono dietro l’angolo.

Te la do io la Prescrizione!

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Devo avere qualcosa di malato in testa. Anche su questa vicenda della prescrizione la vedo diversamente… Mi chiedo, cosa è veramente tragico, un processo che dura 15/20 anni o la prescrizione, senza la quale ci sarebbero veri e propri ergastoli giudiziari, anche per tanti innocenti.
La politica, lo Stato dovrebbero farsi carico del “principio della ragionevole durata del processo senza comprimere i diritti e le garanzie del cittadino”, che vengono prima di ogni altra cosa!!! Inoltre dovrebbero assicurare lo svolgimento dei processi in tempi brevi e ragionevoli e allo stesso modo garantire la certezza della pena. Ecco, questa si che sarebbe stata una riforma “epocale”. Per me è semplicemente un’altra occasione persa.

#SottoMarinoDimettiti

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Prendersela con la Raggi per i disagi provocati dal maltempo è ridicolo. Così come era ridicolo quando la Raggi e Di Battista se la prendevano con Marino. L’ennesimo boomerang della politica dei Tweet. Come scrivono persone più “esperte” di me è il Clima e il riscaldamento globale che dovrebbero essere sotto i riflettori della politica.

Quando Grillo sbaglia è un comico, altrimenti è uno statista

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A questo punto facciamo tutti i comici, così possiamo dire quello che vogliamo, tipo rimuovere il Presidente della Repubblica, condannare tutti senza processo, prendere in giro gli autistici con gremite platee che ridono di queste mostruosità. Il prossimo passo sarà prendere a modello la rupe degli spartani, così ci si potrà occupare anche degli altri bambini con handicap. 

#primagliitalianinormali 
#tuteladellarazza

Air Force o Autobus? …i dilemmi della buona politica

Provando a ragionare senza lo spauracchio di Renzi o dell’Air force all’italiana vi dico il mio punto di vista che, come accade spesso, sarà impopolare. Penso che ogni paese che si rispetti dovrebbe prevedere in bilancio le cosiddette “Spese di Rappresentanza” senza doversi vergognare o con il rischio di passare per il solito criminale della casta. Negli anni, proprio per questo inveire contro le spese della politica tout court, siamo diventati un paese di aspiranti straccioni, dove spesso gli amministratori devono pagarsi da soli spese per accogliere delegazioni o per i viaggi “istituzionali” (qui chiaramente parlo dei piccoli Comuni). Ricordo che il Comune di Tagliacozzo qualche anno fa aveva in bilancio 250€ per le spese di rappresentanza, cifra da gestire in un anno. Una cosa chi mi ha sempre fatto pensare alla nonna quando mi diceva “tieni 500 lire, vai a comprare il ghiacciolo al Bar Moka a te e i tuoi cugini e riporta jo resto”… Ora senza arrivare agli estremi di alcuni paesi dove ti ricevono con cortei di limousine, pranzi e feste da milioni di dollari, non si può pensare ad un paese come l’Italia che non curi anche l’aspetto dell’accoglienza istituzionale e dell’immagine. Anche io sono tra quelli che considera questi “spot” pura propaganda. Basta con queste stronzate dei ministri sugli autobus o che girano per la città a piedi, mettendo però in mobilitazione centinaia di agenti solo per apparire come quelli “puri” e vicini al popolo… a me non frega nulla di quali mezzi prende Fico o di cosa ha mangiato a colazione di Maio. Tutto questo non ha nulla a che fare con il buon governo del paese. Perché non parliamo invece del decreto dignità, di flat tax, del reddito di cittadinanza, della tav, della tap, dell’Ilva… basta che la smettete con queste fesserie acchiappa consensi (qualcuno mi dirà, ma se funzionano perché dovrebbero smettere? uhm… bella domanda). Dico questo senza salvare Renzi, sia chiaro, ma quando uno si candida e viene eletto non può semplicemente “campare” su quello che hanno sbagliato gli altri. La Raggi, per cui provo forte compassione, ricordo che in campagna elettorale spiegava che avrebbe potuto far risorgere Roma con l’aiuto di Harry Potter e di qualche piccola magia, oggi a fine mandato, invecchiata di 10 anni, con più o meno gli stessi problemi (sono generoso) per giustificarsi continua a parlare delle precedenti amministrazioni e di quanto sia cattivo Draco Malfoy… se funziona così allora i programmi elettorali dovrebbero semplicemente riportare una frase del tipo “Votatemi così vi racconterò gli errori del passato, di quale autobus prenderò da Ministro e del prossimo torneo di Quidditch”. Dai…

Ce lo meritiamo uno così?

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Era il 31 Agosto quando decisi di prendermi una pausa dai social network e dalla polemicuccia quotidiana. Oggi torno a scrivere a distanza di mesi e purtroppo lo faccio in un modo che mi sarei veramente risparmiato. Per questo chiedo scusa in anticipo. Quello che scriverò a molti potrà risultare stucchevole (per me lo è) ma di tanto in tanto si rende necessario rispondere anche alle sciocchezze… quindi rispondere per difendersi ed evitare che il martellamento quotidiano di idiozie a lungo andare possa essere scambiato per realtà.

Tutto questo si rende ancora di più necessario quando gente pagata con i nostri saldi passa la maggior parte del tempo sui social a sparare a zero su tutto con il solo scopo della propaganda politica fine a se stessa.  Nulla importa se a rimetterci in primis è la nostra comunità che quotidianamente viene messa in discussione dalle grandi inchieste di questo personaggio. Vorrei chiudere questa premessa nel pieno rispetto del lavoro dei miei predecessori, credetemi questa “polemica” non è diretta a loro ma è una risposta al Consigliere Gargano che non passa giorno per raccontare la sua “verità”.

Prima di arrivare all’argomento del giorno, gli alberi di Natale, permettetemi di fare un piccolo resoconto dell’operato di questo “signore” a partire dall’inizio dell’estate 2015.

Era il 20 giugno 2015, il giorno prima dell’evento “I Tagliacozzo a Tagliacozzo”, si riunisce un Consiglio Comunale per deliberare sulla “cittadinanza collettiva” degli ebrei con il cognome Tagliacozzo. Gli ospiti e la cerimonia con la consegna dei “diplomi” è prevista, come da programma, per il giorno successivo… ma il Consigliere Gargano pensa bene di far credere all’opinione pubblica che si sia trattato di un fallimento.

 

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Se uno fa vedere la foto del giorno prima dell’evento chiaramente non può che risultare un fallimento, tant’è che noto tra i mi piace nomi di alcuni stimati amici ignari del giochetto. In realtà questa foto denota soltanto (ahimè!) la solita poca partecipazione ai Consigli Comunali.

Ma volete sapere invece come è andato veramente l’evento? Ecco una foto scattata il giorno GIUSTO e non il giorno prima:

 

ebrei

 

Grandissima partecipazione con persone provenienti da tutto il mondo. Tante le famiglie che vedendo Tagliacozzo per la prima volta hanno giurato di tornare, spendere nei nostri negozi e in qualche modo aiutare la nostra piccola comunità a sopravvivere. Una persona con un minimo di amore per la nostra città non potrebbe che gioire di una così importante e sentita partecipazione, tutta visibilità per il nostro paese.

Chi potrebbe raccontare invece del fallimento mettendo la foto del giorno prima?

(ringrazio con l’occasione l’associazione ProLoco, il Centro di Cultura Ebraica di Roma, il professor Franco Salvatori, dell’Università di Torvergata, Nathan Orvieto, ebreo salvato da Don Gaetano Tantalo durante la seconda guerra mondiale e AnnaMaria Cossiga, docente di Antropologia Culturale e figlia dell’ex presidente che a vario titolo hanno collaborato alla buona riuscita dell’evento)

Ma andiamo avanti…

Il 28 giugno sempre la solita persona scriveva a proposito del contributo del ministero per il Festival di Mezza Estate:

Incredibile, sembra perso anche questo finanziamento da parte del Comune di Tagliacozzo!
Leggete voi la motivazione…
Per favore Amministratori, Basta!!!
Questa volta però pagherete gli errori di tasca vostra se ciò è come sembra e non con i soldi pubblici dei cittadini del nostro Comune! “

ancora:

…avete fatto un danno di immagine sia al Festival che al nome del nostro Comune!”

e poi:

ennesimo presunto disastro, compiuto da parte di chi amministra un settore strategico per il nostro paese, quale è la cultura.”

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Vi prego di riflettere sull’uso ben ragionato delle parole “sembra”, “presunto”… intanto però l’informazione che passa è che il nostro festival e i nostri amministratori sono un disastro. Infatti i giornalisti tutti a parlare del finanziamento perso a causa di “carenza artistica” del festival. Per giorni si parla solo del festival e di Tagliacozzo in termini non proprio positivi. Tutto questo nonostante le puntuali spiegazioni. Ma le spiegazioni non contano quando il fine è distruggere e non costruire.

Quindi riepiloghiamo:

disastro, carenza qualità artistica, incompetenza, nessun finanziamento ministeriale…

Una catastrofe!!! Volete sapere come è andata a finire?

Questo è un estratto del mio comunicato dell’8 Agosto:

“La commissione consultiva per la musica (presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali) riunitasi il 20 e 21 luglio ha stanziato in favore del Comune di Tagliacozzo, per l’anno 2015, un finanziamento di ben 40.000 Euro (leggasi quarantamila/00), per lo svolgimento del Festival Internazionale di Mezza Estate.
Questo è sicuramente il contributo più alto degli ultimi anni. Basti pensare che rispetto allo scorso anno (contributo di 27.000 euro) vi è stato un incremento di oltre il 50%. Si tratta di un grandissimo riconoscimento al valore culturale e artistico della manifestazione. Per me, come assessore alla cultura, questo dato rappresenta un ulteriore motivo di soddisfazione per il lavoro che ho cercato di portare avanti in questi anni di mandato.”

Poi sono arrivati anche i complimenti del Consigliere Gargano, ma il danno all’immagine è comunque rimasto.

Potrei continuare ad elencare le centinaia di segnalazioni di buste di immondizia abbandonate, foglie cadute e non rimosse, mozziconi di sigarette… ma a tutto c’è un limite e racconterò a questo punto solo degli ultimi episodi che riguardano più da vicino il mio ruolo di Assessore alla Cultura.

9 Dicembre 2015, siamo vicini alle festività natalizie e si cerca di fare il massimo per presentare Tagliacozzo nel miglior modo possibile. Ci sono commercianti che addobbano vetrine, altri che allestiscono negozi con nuovi prodotti, operai che lavorano per terminare lavori prima del Natale e qualche amministratore che tenta tra una difficoltà e l’altra di garantire gli standard qualitativi che Tagliacozzo merita.

Beh, proprio nel giorno che veniva pubblicato questo:

 

Schermata 2015-12-11 alle 15.27.40

beh proprio quel giorno il sottoscritto esaminava e discuteva la proposta pervenuta in comune sulla NOSTRA stagione teatrale, che sarà presentata come da tradizione durante le vacanze natalizie in occasione di spettacoli per bambini e concerti. Forse il consigliere Gargano non l’avrà notato, visto che non frequenta molto i luoghi della cultura Tagliacozzana (mai visto ad uno spettacolo di una stagione teatrale tagliacozzana), che la nostra stagione teatrale c’è sempre stata, basti pensare che lo stesso “Covatta” citato in questo articolo è stato a Tagliacozzo proprio la scorsa stagione. Certo non è facile portare gente a Teatro e mi vien da pensare che se tutti i mi piace ricevuti per queste idiozie si trasformassero in abbonamenti per la nostra stagione teatrale sicuramente il futuro sarebbe più certo… comunque intanto passa il dannossimo messaggio che la stagione teatrale a Tagliacozzo non ci sarà…

Ancora non posso mandarvi foto della controprova, ma la stagione ci sarà e sarà come sempre di qualità.

Finalmente arriviamo ad oggi, il tema del momento… gli alberi di Natale:

 

Schermata 2015-12-11 alle 15.46.30

 

I commenti che leggo sono tutti del tenore che l’amministrazione di Tagliacozzo ha deciso di non addobbare il paese che amministra. Passa sempre il solito messaggio… ma oggi quando ho letto questa ennesima stupidaggine mi son voluto divertire e si, anche io, ho perso qualche minuto del mio tempo andando a fare una piccola ricerca d’archivio per i due anni in cui il Consigliere Gargano era Assessore.

Parliamo del 2009 e del 2010, andiamo a vedere quali sono state le “sue” iniziative e i tempi di intervento per gli addobbi natalizi. Per semplificare ho realizzato due grafici, il primo racconta delle spese complessive per le festività natalizie e il secondo dei soli fondi destinati all’addobbo (luci, alberi di natale…).

Schermata 2015-12-11 alle 15.57.51

 

Schermata 2015-12-11 alle 15.59.22

 

Da una veloce analisi di questi grafici è facile constatare che il “vecchio” Assessore Gargano abbia fatto molto meno.

Ma c’è dell’altro… e questo Signori è lo scoop che faccio (…scoop alla Gargano), la volete sapere tutta? beh nei suoi anni di Assessorato oltre ad investire una cifra molto inferiore non ha mai realizzato il fantomatico “ALBERO DI NATALE”…. lo hanno fatto i commercianti.

Ora, non voglio infierire dicendo che qualche albero (un tempo di Natale),  nel periodo in cui l’Assessore alle manutenzioni era Gargano, è stato fatto SECCARE, trasformando per molti mesi quell’aiuola in una specie di cratere post-apocalittico con turisti tutti intenti a capire quale strano fenomeno lo avesse creato. No, non vi racconterò di questa triste vicenda… 🙂

 

Nel dettaglio:

2009 (ALFONSO GARGANO ASSESSORE): 750 euro per addobbare il solo Municipio e contributo per l’elettricità (tutto il resto a carico dei commercianti di Tagliacozzo)

2010 (ALFONSO GARGANO ASSESSORE): 1500 euro per addobbo del Municipio e Stelle augurali sulle chiese delle Frazioni (tutto il resto a carico dei commercianti di Tagliacozzo)

OOOPS… nessun albero… 

dal 2011 ad oggi con budget diversi (sempre più alti del periodo dell’Assessore Gargano) il modus operandi è stato praticamente sempre lo stesso. L’amministrazione ha realizzato, addobbi del municipio, realizzazioni (TUTTI GLI ANNI) dell’Albero di Natale, addobbi Piazza Duca degli Abruzzi, Stelle Frazioni, addobbi largo Pinori…

Anche quest’anno parte dei 6.000 euro deliberati per le festività natalizie andranno ad abbellire la nostra già splendida cittadina, ALBERO COMPRESO. Ora se proprio vogliamo trovare una nota stonata, caro consigliere Gargano ti aiuto io, siamo in ritardo rispetto agli altri anni di una settimana.

Buone feste.

Lo Stato biscazziere e l’insostenibile debolezza degli Enti Locali

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Il post è un pò lungo ma vi chiedo uno sforzo… leggete tutto e guardate il video. Questa è una riflessione sul gioco d’azzardo che vuole provare in qualche modo a smuovere le coscienze. Ad inizio mandato ho proposto ed ottenuto grazie alla disponibilità della Commissione Regolamenti e del Consiglio Comunale (con sole due eccezioni) un regolamento che praticamente vieta l’apertura delle sale da gioco nella nostra città. Grazie a questo strumento almeno tre attività hanno desistito dall’aprire a Tagliacozzo, alcune perché hanno capito altre perché costrette. Quindi tutto bene? assolutamente no… abbiamo bar invasi da slot machine e video poker. Si tolgono tavoli e si aggiungono macchinette mangia soldi e lo Stato non solo non ci consente di combattere questo fenomeno che sta causando fenomeni di disgregazione sociale sempre più allarmanti, ma spesso e volentieri si schiera al fianco delle lobby del gioco d’azzardo. Leggevo del Comune di Cinisello che ha limitato (o meglio ci ha provato…) con apposita ordinanza l’utilizzo di slot/videopoker/… dalle 10:00 e le 22:00. Come è andata a finire? L’ordinanza approvata dal Consiglio Comunale di Cinisello si è rivelata un inutile dispendio di energie perché il provvedimento è stato sospeso dal TAR con motivazioni ridicole.

Anche io ritengo che non sia sufficiente riorganizzare e limitare la distribuzione dei giochi d’azzardo in sale appositamente dedicate (Art. 18): quindi niente più slot-machine in locali pubblici tipo bar, ricevitorie, ecc. Credo che questi giochi d’azzardo, troppo vicini a scuole (sigh!), ospedali, uffici postali, debbano semplicemente scomparire dalle città ed essere confinati solo nei casinò, nelle case da gioco fisiche o online. Leggevo sempre in questo articolo che “in Italia ci sono 413.704 slot autorizzate dai Monopoli di Stato, ossia una ogni 145 abitanti (dato al 31 gennaio 2014); 9.300 le imprese specializzate nel settore scommesse e gioco, con una crescita del 31,2% nel 2013. La spesa per il gioco d’azzardo è di 1.500 euro pro capite, dato riferito al 2012 e relativo solo a coloro che, essendone dipendenti, si rivolgono ai servizi delle ASL.”

Questo mettiamolo meglio in evidenza:

La spesa per il gioco d’azzardo è di 1.500 euro pro capite, dato riferito al 2012 e relativo solo a coloro che, essendone dipendenti, si rivolgono ai servizi delle ASL.

Cito ancora un altro passaggio di questo collega amministratore disperato che scrive:

Lo Stato autorizza e consente l’apertura di locali, mentre le Amministrazioni locali non hanno strumenti efficaci di intervento preventivo, a parte qualche norma inserita nei PGT. Diventa assolutamente necessario intervenire a livello nazionale, perché il diritto alla salute non può essere oggetto di baratto. Il gioco d’azzardo legalizzato sta causando fenomeni di disgregazione sociale sempre più allarmanti. Uomini e donne, deboli e provati dalla crisi, infatuati da una fortuna effimera dilapidano le loro proprie misere risorse nella speranza di migliorare situazioni di povertà. Una vera epidemia che agisce come una calamita per la criminalità e genera comportamenti anti-sociali.

Un altro dato che mi ha colpito è che siamo il paese che in percentuale ha il valore più alto di incassi da gioco d’azzardo provenienti dalle slot.
I motivi sono molteplici e tutti tristi…

Vista la posta in gioco, sarà impresa ardua ottenere una rigorosa regolamentazione del gioco d’azzardo in Italia, azioni forti ed esemplari come il “Gambling Control Bill 2013” in Irlanda che consente le slot-machine solo nei casinò: un passo nella giusta direzione. Anche in Gran Bretagna qualcosa si sta muovendo in questo senso. Il leader dei Laburisti Ed Miliband ha promesso drastiche limitazioni se il suo partito vincerà le prossime elezioni nel 2015: alle amministrazioni locali sarà dato potere di pianificazione e divieto.

Ora noi nel mentre cosa facciamo? …si può teorizzare un’azione di boicottaggio da mettere in campo contro tutte quelle attività che, per qualche spicciolo, si prestano e installano queste macchinette nei loro locali? o rischiamo di violare qualche strana legge (quelle fatte appositamente per tutelare gli interessi di pochi)?

NO-SLOT_PROGETTO-TRENTINOQuesta vetrofania viene dal Trentino (non è un caso!)

Personalmente non ce l’ho con nessuno, vorrei semplicemente trovare un modo per prevenire disastri.
Ora per chiudere questo mio sfogo vorrei usare le parole di Lino.

Chi è Lino? Lino era un giocatore d’azzardo.

“Ero un uomo come tanti, che al mattino beve un caffè al bar, prima di iniziare la giornata», ha spiegato Lino. «Guardavo sempre i giocatori abituali che incontravo nel locale, criticandoli. Poi — ha ricostruito — un giorno mi avanzava un euro e l’ho giocato alla macchinetta, per scherzo”.

Da quel momento, la dipendenza prende il sopravvento. Il meccanismo del gioco lo inghiotte e inizia una sopravvivenza fatta solo di denaro e bugie.

“Dopo il primo giorno da giocatore avevo già perso 200 euro. A furia di giocare per vincere, la perdita di denaro mi ha portato fino a 5.000 euro di scoperto”.

Lino racconta soprattutto la vergogna di svelare a moglie e figli la sua dipendenza dal gioco. Solo ora, con l’aiuto di specialisti e della psicologa che lo segue, Lino ha potuto raccontare la verità ai famigliari, riprendere contatto con loro, anche se ritornare a essere una famiglia per ora è solo un obiettivo da riconquistare.

“Spero di farcela, la mia famiglia è la mia forza. Ogni volta che ho un euro in più in tasca e passo davanti a un bar, subito penso a loro e mi passa la voglia di giocare”.

Sono pochi quelli che ne escono senza danni gravi, danni economici, psicologici e sociali.

 

Sob! ancora con le isole pedonali…

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E già, siamo nel XXI secolo, strano è? eppure in questo strano luogo si continua a litigare sulle Isole Pedonali e osserviamo attoniti persone che vivono in funzione dell’automobile. Ci sono cose che faccio veramente fatica a capire, potrei fare un’infinità di esempi come il tizio che puliva la macchina all’01.30am mentre uscivo dal Cinema, oppure il vicino di casa che cementifica un piccolo giardino per costruire un vero e proprio tempio alla sua auto, con tanto di tettoia e pulizie giornaliere. E’ tutto così strano, benzina, pneumatici, tagliandi, lavaggi, smog, super marmitte, c’è la crisi ma alla macchina non rinuncia nessuno, ma serve veramente così tanto? sono anni che vivo Tagliacozzo a piedi e prendo la macchina solo in rari casi e sapete cosa vi dico? mi sento benissimo. Ma non parliamo di me, cosa succede intorno a noi? Non prendiamo in considerazione cosa succede al di fuori del territorio nazionale, perchè altrimenti mi prende veramente lo sconforto e poi bisognerebbe parlare

dell’esperienza consolidata dell’AUTOFREI SIEDLUNG (insediamenti senz’auto)
Aree residenziali dove gli abitanti si impegnano a non possedere un’auto e per i loro spostamenti quotidiani prediligono la bici, i piedi, i mezzi pubblici. Il denaro e lo spazio risparmiato grazie alla mancata costruzione dei parcheggi vengono poi investiti in migliore qualità residenziale, spazi verdi, servizi collettivi. Nordmanngasse (Vienna) ha fatto scuola ed è già pronta una replica composta da 99 unità abitative, denominata Bike City. Ancora prima dell’inizio dei lavori già 3.400 persone hanno prenotato una casa nella bicicittà. Ma perchè parlarne…

oppure dovremmo accennare ai quartieri senz’auto come il “GWL Terrein” che nasce ad Amsterdam negli anni Novanta (e già… 20 anni fa, XX sec.)  un quartiere residenziale nato per iniziativa pubblica dove tra un edificio e l’altro invece di strade carrabili e parcheggi ci sono sentieri, piste ciclabili e prati. A GWL si contano 172 automobili e 1.346 biciclette. Il 73% degli spostamenti avviene a piedi o in bici, il 17% con il trasporto pubblico, il 10% in auto.

Appunto non parliamone…  parliamo del territorio italiano…

e torniamo alle nostre contestatissime ISOLE PEDONALI.

Era il secolo scorso. Per la precisione era il 30 dicembre 1980, trent’anni fa, quando la Giunta comunale capitolina approvava il nuovo assetto stradale dell’area dei Fori Imperiali, vietando la circolazione delle automobili a ridosso del Colosseo e istituendo un’isola pedonale. Anzi, la prima isola pedonale urbana italiana (tanto per far capire il ritardo in Europa la prima area pedonale nasce negli anni ’50).

Dicevamo, sono passati trent’anni e si continua a litigare sull’effettiva efficacia di queste politiche “estremiste”. Perchè succede questo? ci sono degli studi economici e sociali che si interessano delle isole pedonali? cosa dicono? o dobbiamo continuare a “fidarci” del nostro concittadino che si lamenta di non poter entrare con la macchina dentro al bar per prendere il caffè?

Uno studio di CONFCOMMERCIO e LEGAMBIENTE dimostra (dopo 30 anni di isole pedonali) che se ben progettata e ben inserita nel contesto urbano un’isola pedonale produce effetti positivi nell’immediato e sul lungo periodo. Tralasciando (?) i miglioramenti indiscussi in termini di qualità della vità, del rilancio turistico e della sicurezza stradale andiamo subito al sodo, l’economia.  Lo studio dimostra che c’è  una notevole rivalutazione del mercato immobiliare e l’innalzamento del volume d’affari delle attività commerciali non inferiore al 20%.

Le isole pedonali sono un beneficio indiscusso per la collettività, commercianti inclusi.Ormai ne sono convinti tutti e un recente sondaggio uscito su “Vivere la marsica” dimostra che più dell’80% dei Tagliacozzani vuole l’isola, vuole una città pedonalizzata o a traffico limitato.

Quanto sarebbe bello che questo dato venisse preso per certo e si iniziasse a lavorare di concerto su come intervenire per rendere queste aree più belle e frequentate.

Politica “Arte del dividere”

Ho sempre creduto che fosse il contrario, ma oggi purtroppo la politica è diventata “l’arte del dividere” e persone che potrebbero aiutare, contribuire preferiscono schierarsi in queste mini fazioni totalmente inutili e dannose.

Io non sono un organizzatore di eventi, non sono un netturbino, non sono un boscaiolo, non sono uno spalatore, non sono una guida turistica ma se si fa una giornata ecologica partecipo, se bisogna spalare la neve “spalo”, se si va a tagliare gli alberi caduti alla risorgente ci vado, se serve una mano a montare degli stand aiuto, se serve da accompagnare persone al Palazzo Ducale do la mia disponibilità…

In un futuro non troppo lontano ci si renderà conto che i piccoli comuni senza dei cittadini ATTIVI, generosi, solidali saranno comuni morti, senza nessuna speranza di reagire ad una crisi di sistema epocale.

Vi sembrerà strano ma esistono comunità dove ognuno fa qualcosa anche per la collettività, dove gli anziani aiutano i bambini ad attraversare la strada fuori le scuole, i commercianti levano e mettono le transenne dell’isola pedonale, le proloco curano e urbanizzano “pezzi” di paese, ogni associazione si rende utile e collabora con le altre… io sogno di vivere in un paese fatto così e se non dovesse essere Tagliacozzo a quel punto credo proprio che dovrò trovarmi un altro luogo per vivere.

 

Il “fil rouge” che lega le Salsicce, una chiesa e il disagio giovanile

Questo è un racconto triste.  Sarebbe bello poter scrivere “Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale” ma purtroppo non è così. Tagliacozzo, 03 Novembre 2012, un Sabato d’autunno come tanti altri e Gancio, Verdolin e Saltatempo, dopo un’aperta e democratica consultazione, decidono di passare la giornata fuori le mura del paese. Si decide all’unanimità per una gita culturale al Calvario (chiesetta che sorge sul declivio del monte Civita non lontano dal tracciato dell’antica via Valeria). L’organizzazione della gita è pressoché perfetta e i tre sedicenni partono per questa bella passeggiata muniti di tutto l’occorrente, salsicce comprese… Nel mentre, poco più su, sulle pareti del monte Civita un altro gruppo di intrepidi giovani, assistiti dal buon Baruch, impara a conoscere, a rispettare ed infine a scalare quella impervia roccia scaldata del tiepido sole novembrino. E’ un’immagine stupenda, un vero e proprio angolo di paradiso pieno di giovani uniti dall’amore per il nostro territorio e per le nostre bellezze artistiche. Intanto i ragazzi ai piedi dell’imponente roccia iniziano a provare le prime prese e il saggio Baruch dispensa consigli raccogliendo la piena e assoluta attenzione di tutti gli allievi… Lo spettacolo è sempre più simile ad un’atmosfera da “Mulino Bianco” e anche qualche Falchetto sembra contento di unirsi a questa splendida inquadratura. La voce decisa di Baruch, lo stridere dei rapaci,  le foglie mosse dal vento, la voce impetuosa della risorgente… che spettacolo….

BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM… BOOM… BROOM… CRASH…. BOOM…KABOOM… RUMBLE…. BOOOM…

Che cosa sono questi rumori (chiesero i ragazzi sulla parete rocciosa)? Il saggio Baruch cercò di tranquillizzare tutti e rispose che molto probabilmente stavano risistemando la porta della Chiesa del Calvario (poco più in basso) danneggiata qualche mese prima da atti di vandalismo. Baruch decise di controllare e chiese ai suoi ragazzi di aspettare il suo ritorno. A passo svelto in un minuto era già a vista della Chiesetta… qualcosa non andava… (FINE STORIA MULINO BIANCO, FALCHI E TUTTO IL RESTO)… tre individui stavano cercando di sfondare la porta della chiesa. Uno ci provava lanciando dei sassi enormi, un altro sradicava un palo della recinzione e lo usava come ariete, il terzo… ehm… il terzo sistemava le salsicce… erano i tre sedicenni… la gita culturale fuori porta! Baruch è incredulo e rabbioso e inizia a correre senza curarsi del terreno impervio, cade, sbatte violentemente il torace, ma l’adrenalina, la rabbia lo rendono immune al dolore… si rialza e continua a correre.

Baluch è faccia a faccia con i “BANDITI”, li blocca e si rende conto che sono tre sedicenni. Baruch urla “PERCHE’ FATE QUESTO?!?!?” i tre amici rispondono “volevamo solo cucinare delle salsicce dentro la chiesa”…

(tutto questo è successo realmente a Tagliacozzo il 03/11/2012)

The NeverEnding Work in progress

Qualcuno dirà, ci risiamo, un’altra versione del sito, e che palle! beh non voglio illudere nessuno… questo sito sarà sempre, costantemente “work in progress”. Non so se è una scelta voluta, so soltanto che è così. E’ un Diario, un archivio di me stesso. Beh ora torno a caricare foto e portare avanti il progress.

A presto.

Corsi e ricorsi storici, tra sport, delinquenti e scavalcatori di muretti

Circa 10 anni fa un gruppo di giovani scapestrati tagliacozzani armati di nastro adesivo, di una “Palla” e di qualche ginocchiera presero possesso del campetto in marmo della Piscina. Quella banda di delinquentucci, di ragazzacci di strada (continuando la tradizione di Roberto e Mario) organizzarono per molti anni tornei di Beach Volley senza Beach… si arrivò a tornei con oltre 40 squadre. La piscina, già mezza distrutta “dalle brave persone”, per oltre 20 giorni si riempiva di vita, gli spettatori erano tantissimi e arrivavano appassionati e tifosi da ogni parte della marsica. Mitiche ed indimenticabili le “battaglie” sul campo con i ragazzi di Magliano e Celano. Con il tempo quel luogo dimenticato da Dio divenne un vero e proprio punto di aggregazione… I Warriors, i Demolition ed altri erano gli animatori di un movimento che ormai era andato oltre la pallavolo. Al campetto ci si andava a prescindere, nascevano nuove amicizie, nuovi amori e qualche volta si riusciva a rubare qualche giovane atleta ad altri sport più “blasonati”. Maledetti delinquettucci scavalcatori di muretti!! eravamo nella lista delle persone più pericolose del paese, le forze di polizia ci tenevano sott’occhio. Poi ad un certo punto abbiamo perso il campetto… nessuna delle “brave persone” si è mai voltata a guardare la nostra disperazione o ad allungare una mano in segno di aiuto. Siamo agonizzanti… ci spostiamo per strada, poi al tennis… niente! alla fine abbiamo mollato per sopraggiunta età delle responsabilità e il testimone è rimasto tristemente in terra per svariati anni, non si trovavano più i delinquentucci scavalcatori di muretti. Era il tempo degli scooteristi impalati davanti alla sala giochi… il campetto muore… la speranza quasi… poi l’anno scorso parlando più o meno casualmente con delle ragazzacce del posto si crea un’altra Associazione a delinquere molto pericolosa… le famigerate ragazzacce dello Street Volley!!! La storia si ripete… La speranza oggi è di nuovo forte grazie a voi… maledette delinquentucce con le ginocchiere! Un giorno voglio portarvi in visita al mio campetto.

Provincialismo e Considerazioni sul Festival Internazionale di Mezza Estate

Sono amministratore da un paio di mesi, fino a pochi giorni fa ero un “normale” (si fa per dire) ragazzo (anche qui si fa per dire) tagliacozzano. Ho sempre avuto un rapporto con il festival controverso, più male che bene, non tanto per la programmazione, ma per il fatto che spesso si identificano le manifestazioni con chi le organizza.

 

Questo porta a valutare il tutto in base alle simpatie/antipatie e trascurare la cosa più importante, la proposta culturale. E’ un chiaro esempio di provincialismo… e sono il primo a riconoscerne il sintomo. A questo punto foss’anche un banale luogo comune, dico che il problema è riuscire ad attribuire a Tagliacozzo un’identità condivisa, nella quale i suoi abitanti possano riconoscersi, chi siamo? (io un’idea ce l’ho). Se non si capisce questo, dal sogno di ergerci a capitale culturale della marsica, nel giro di pochi anni Tagliacozzo sarà destinata a perdere completamente questo ruolo, una città senza identità (e senza patate) e non basterà a riscattarla dal suo provincialismo organizzare eventi “spaziali”, immaginando di essere a Cannes e ritrovandosi piuttosto ad Algeri. C’è veramente bisogno di sostegno!! di collaborazione, un coinvolgimento di tutta la comunità, Sante Marie ha la festa della Castagna, Avezzano è in cerca di un’identità (non regaliamogli la nostra), noi abbiamo il FESTIVAL… iniziamo a conoscerlo prima di parlarne male.

 

Oggi, troppo spesso, il tagliacozzano con un incoscente masochismo critica (spesso senza cognizione) la cosa migliore che abbiamo. In compenso, come se non bastasse, si inseguono stravaganti mode e tendenze che poco (o nulla) hanno a che fare con la cultura o meglio, con LA NOSTRA CULTURA, la nostra storia, la nostra IDENTITA’. Si, questa è l’immagine ideale del provincialismo tagliacozzano, secondo il famoso slogan: Dell’essenziale ci manca tutto, del superfluo non ci facciamo mancare nulla.

 

Tornando al Festival sarebbe bello poter discutere sul perchè non piace a tanti Tagliacozzani e non stare a commentare critiche preconcette che non fanno altro che accrescere il disamore per quanto di più alto e sublime ingegni esemplari hanno prodotto nel corso dei secoli. Critiche asfittiche prive di mordente, che con mirati e fuorvianti arzigogoli tendono ad allontanare le giovani menti dal contatto con un mondo fantastico e coinvolgente che non farebbe altro che giovare ai ragazzi tagliacozzani (io porterò mio figlio di tre anni a molti spettacoli).

 

Da tempo, infatti, in nome d’una critica sempre più vuota, si combatte una crociata contro questo festival così… tanto per. Questo mio sfogo è anche, e soprattuto, autocritica e forse se non fossi stato costretto dal mio nuovo ruolo non sarei stato contaggiato da questa realtà tagliacozzana… oggi però rimpiango di aver perso negli anni tanti momenti unici ed irripetibili, rimasti a testimonianza dei miscredenti solo grazie a polverosi articoli di giornale. Ma questa nota è anche un invito, un provare a vivere in prima persona questi spettacoli di rara bellezza, spettacoli che incastonati nella nostra bellissima cittadina diventano qualcosa di veramente RARO.

 

Fatto questo, dopo aver provato queste emozioni, sarà ancora più facile e utile sedersi tutti intorno ad un tavolo e parlare del futuro del Festival.

 

Ricordo, infine, che questa manifestazione anche quest’anno è cofinanziata dal MIBAC con i fondi FUS (iniziative di carattere e rilevanza nazionale in Italia o all’estero), finanziamento a cui si accede con estrema difficoltà perchè legato alla storia e alla qualità del programma della manifestazione.

Buon Festival